[DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

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victor76
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da victor76 » 16 apr 2018, 16:42

Il grande ritorno con un viaggio in Istria! =D>
Aspettiamo il seguito :study:
5 km: 21'20'' (4'16''/km) ---10 km: 43'54'' (4'23''/km)
21 km: 1h35'52'' (4'31''/km) --- 30 km: 2h39'18'' (5'17''/km)
42 km: Fatti, ma meglio non scrivere i tempi...

6 ore: 48,913 km

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oscar56
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da oscar56 » 16 apr 2018, 20:39

Sicuro! Poi sai che anch'io ho geni istriani.
5K 24'48 - 10K 52'40"- Mezza 1h57'45
Una volta questi tempi qui per me era jogging ma il vecchietto non demorde!
Anche al Parco Nord Milano ogni sabato alle 9 il Parkrun!
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JJruns
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da JJruns » 17 apr 2018, 10:45

Naz!!! Ahoo.... Son passate più di 20 ore. Dov'è finita la seconda parte? Cioè, non è che ci puoi lasciar li in attesa... :bastone: :mrgreen:
No te gh'è mia tute le fasine al querto! :mrgreen:
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Ultra runner Naz 82
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da Ultra runner Naz 82 » 17 apr 2018, 16:50

100 MILES OF ISTRIA 2018: UN VIAGGIO-TABU' IRRINUNCIABILE (2°PARTE)

Il freddo interseca subito le strade degli ultratrailer. Sono da poco passate le 20 e la temperatura è scesa drasticamente, Renè è andato avanti, lo vedevo troppo tirato (infatti anche lui si ritirerà al 55°km), lo saluto dicendo che corricchio mettendo su i manicotti...resto da solo, nella penombra, ormai è il crepuscolo. Accendo la frontale. Spunta un atleta alto e strutturato che mi passa in velocità, nonostante corressi sempre a discreto passo. Arriviamo all'imbocco del bosco. Ora si che mi ricordo dove stiamo andando. Il single track è stretto strettissimo, accidentato a dir poco, questo è uno dei tratti con più sassi in assoluto.
Mi raggiunge Miha Vidali in gran spolvero, cerco di stare con lui, ma non è facile. Il dolce è ancora nello stomaco e assieme a un pò di parmigiano e poco altro, punta a (non) essere digerito. E' una terribile sensazione quella di dover rallentare con gambe perfette, causa stomaco sottosopra. Ma l'aspetto fisiologico in una 100 miglia, è fondamentale. Senza carburante, non arrivi alla fine.
Gioco forza, perdo ancora una manciata di posizioni. Sul tratto in cresta, mi prende quel vecchio lupo di Denis Treu, ottimo punto di riferimento.
Mi fermo a far pipì su un pianoro che sta tra un tratto tecnico ed un altro e perdo contatto. Ma torno subito sotto.
Finalmente siamo giù, ma manca ancora un tratto boscoso e ripido, che cerco di fare al meglio possibile.
Usciti dal tratto, ripiombiamo su carraia accidentata, affiancata da un muretto di pietre in rovina. La notte è bella, fantastica. Ma terribilmente fredda. Cerco di bere almeno. Trangugiando un pò di calorie qua e là. Arriviamo tra il nugolo di case che sta sotto al Vojak, la cima principale dell'Ucka.
Passato l'ultimo tratto in asfalto, ritorniamo su sentiero. Che all'inizio è fangosissimo e poi via via si indurisce. Le rampe sono subito arcigne. Ribecco Denis e sono assieme ad un paio di rumeni e alcuni polacchi. Il tratto non è lunghissimo, ma si sale in maniera irregolare, con tratti corribili inframezzati da tratti ripidi. Finalmente (lo si percepisce dall'aria sempre più violenta e fredda), ci stiamo avvicinando alla cima del Vojak. Alcuni tratti di semi arrampicata e poi via su tratto semi pianeggiante che porta all'ultimo tratto. Alcuni volontari con torcia e vestiti da cima a fondo ci incitano sul pianoro prima della rampa finale. Io, Denis e un gruppetto di altre 2-3 unità iniziamo a salire, dico a Denis di guardare lo spettacolo che spunta a destra del costone. Fa freddissimo, saremo a 1300 metri circa e sicuramente la temperatura a fatica va sopra lo zero. Sulla rampa arcigna, lo stomaco mi ricorda il suo stato d'animo e rallento. Così facendo, mi godo la figata di panorama che spunta pian piano sotto i miei occhi. Le luci di Abbazia e di Fiume, in lontananza, in una notte stellata come non se ne vedevano da tempo. Salgo, incontro il forte francese Audran e Scilla Tonetti con la sua cresta multicolor, ora è la seconda donna. Saliamo assieme in fila indiana, il pezzo ripido si fa in una decina di minuti e poi su in cresta. Dove il freddo è a dir poco pungente. Dopo un pò di su e giù fra le pietre appuntite, si inizia a vedere, in prossimità dell'antenna dell'osservatorio meteorologico, un sacco di neve. In parte dura ed in parte soffice. Passo un punto di controllo e inizio a scendere, prima su asfalto e poi si ritorna su sentiero. In men che non si dica, mi trovo con la neve fin sopra le caviglie. Pazzesco, chi l'avrebbe mai detto. Inizia un tratto che non ricordo, che va su e poi torna giù, torna su e va finalmente giù. Tutto innevato o quasi. In discesa di notte, con la neve soffice, devo trovare confidenza. All'inizio corricchio lentissimo, poi inizio a velocizzarmi. Intanto supero un paio di gruppi di trailer notturni che vanno da Poklon al Vojak per assistere alla gara. Li saluto e via, nel frattempo qualcuno che vuole prendersi qualche rischio in più, mi passa. La parte successiva in discesa è un mix di fango e neve, non bellissima da correre. Molto molto più lenta rispetto agli anni scorsi. In certi punti si vedono a fatica le balise. Si iniziano a vedere le indicazioni per Poklon, si scende ancora. Un paio di scivoloni e poi finalmente un tratto tecnico asciutto, dove mi ci butto e recupero qualche posizione. Il tratto finale in discesa è un caos con il fango, vado dritto e perdo per 100 metri le balise, indico chi mi sta dietro che le balise non ci sono e le ritroviamo dall'altra parte. Ormai pochi metri di fango e poi eccoci a Poklon. 5h52' per oltre 41 km e circa 2300 metri di dislivello positivo. Il ristoro illuminato immerso nel bosco, sotto la cima dell'Ucka. Qui c'è sempre un gran tifo. Ho i piedi ghiacciati da tutta quella neve e non sto bene. Mi fermo per mettermi subito la giacca e mi sforzo di mangiare 3 pezzi di pane con marmellata e nutella, assieme a un buon mezzo litro di thè caldo e un pò di frutta. Mi riempio una borraccia di tè e un pò d'acqua e riparto. Nel frattempo ho perso qualche posizione, visto che molta gente riparte come se dovesse fare non più di 70 km. Ora arriva un tratto molto corribile e veloce. Circa 14,5 km con poco più di 250 D+, tutti o quasi su forestale. Esco fuori dal ristoro con un ragazzo croato, pettorale numero 93, si chiama Borko. Facciamo un pò di tira e molla e lo passerò a -5 dal ristoro di Brgudac. Il tratto è veloce, velocissimo, nel frattempo ho passato altri 2 ultrarunner un pò in difficoltà sui saliscendi istriani. Ma alcuni punti li ricordo altri no, capisco che ci fanno fare l'altro versante e che arriveremo a Brgudac dall'altra parte. Ne ho la certezza, quando passiamo un paesino che nelle versioni scorse veniva aggirato, ed entriamo dentro all'abitato, per poi fiondarci in una zona molto particolare e con un fondo a tratti morbido e a tratti sassoso, estremamente particolare, una specie di mega canalone carsico. Correndo piuttosto veloce non si sente nemmeno il freddo. Bevo molto e qualche pausa pipì è necessaria. Intanto sento "presenze" dietro che stanno arrivando forte e non sono coloro che ho superato.
L'ultimo pezzo di bosco e poi dopo un pò di salitina, dove mi butto giù un gel, arriviamo su strada. Capisco che per arrivare Brgudac dobbiamo entrare da sinistra. Un pò di salita ed ecco il ristoro. 7h52', quasi 56 km e 2600 D+. Al ristoro, vedo il ragazzo svizzero numero 33 affranto, consolato dai genitori che lo seguivano. Qui a Brgudac si iniziano a contare i ritiri. Intanto, mi sforzo di bere della zuppa calda ed addentare alla rinfusa un pò di pastina, del dolce e del salato. Provo i datteri e bevo cola. Mi metto un pò di redbull e acqua nella borraccia e allo scoccare delle 8h riparto. Al ristoro, ho visto facce conosciute, come Andi Mamic e il russo Chervyakov, Uno spagnolo con i manicotti della Penyagolosa (come i miei) è la new entry.
Il tratto fino a Trstenik all'inizio è completamente cambiato. Infatti un volontario mi indica di andare a destra e non a sinistra come era usuale negli anni passati. Si inizia subito a salire, una salita arcigna e cattiva, una lunga lingua di pietra. All'inizio della salita, un cartello cita il rientro della gara dentro i confini del parco nazionale dell'Ucka. La salita mi apre le gambe. A metà capisco che non sto benissimo, mi siedo su un tratto un pò più aperto, dopo aver fatto passare il gruppetto che stava con me al ristoro precedente. Allungo un pò le gambe e mi riposo un attimo. Poi riparto. Il tratto brutto dura ancora un pò, poi finalmente si scollina e si scende. Anche qui neve e in alcuni tratti anche tanta. Dove non c'è neve, c'è fango. Riprendo alcuni atleti che si erano avvicendati a me e inizio un tira e molla con un ragazzo russo (numero 92) che corre con l'ausilio di un solo bastoncino (Why?). Sui tratti veloci lo riprendo subito, alcuni saliscendi e mi ritrovo assieme a lui all'imbocco della salita per l'Orljak, dove mi fermo a fare pipì ed addento un gel. La salita fino in cima passa veloce. Arrivo su in pochi minuti e dopo aver salutato il volontario (mamma che freddo!!) scendo dall'altro lato del monte, pieno di neve anche qui. Ma fortunatamente per poco. Inizia un tratto corribile e monotono. Il ragazzo russo è lì poco davanti a me. Intanto da un pò, il verso della volpe mi echeggia in un'orecchia, nell'altra invece, ho iniziato ad ascoltare un pò di musica. Finisce il corribile ed inizia la salita per il Gomia. Un tratto che inizia leggermente in salita, per poi finire duro ed aspro. Inizio a soffrire in salita ma non demordo. Sento che qualcuno dopo molto tempo si sta avvicinando. Infatti sul tratto di salita duro dentro il bosco, mi si avvicinano tre atleti, Borko, un danese o svedese e il giapponese Kubo (si proprio lui od un omonimo, che conobbi nel tragicomico finale dell'Utmb 2015, dove lo superai a Col des Montets e nonostante le 13h per finire la gara, non riuscì a fare gli ultimi 15 km). Li seguo a distanza e finalmente dopo un tratto esposto al vento, ecco le balise che si chiudono ad angolo e finalmente scollino e scendo. Inizia un tratto da delirio. La discesa inizia tecnica ma corribile, infatti supero di nuovo Borko e resto vicino al duetto con Kubo. Poi inizia un tratto di saliscendi nel bosco, piuttosto folle. Pieno di arbusti in germoglio che tagliano le gambe come stiletti ed una varietà di pietre mosse ed appuntite da masterclass. Qui inizio a sbraitare (non che prima non l'avessi fatto) e proseguo con difficoltà in alcuni punti. Dietro Borko perde contatto, ma rinviene qualcun altro. Il tratto dopo è decisamente tecnico, con pietre e massi ovunque. Finalmente Trstenik è qui. Torno a correre appena il sentiero diventa più facile e in pochi minuti sono fra le case del paesino. La prima persona che trovo è il papà di Carlo Salvetti, che sta aspettando il passaggio del figlio. Scambio due chiacchiere e entro al ristoro. 11h e 15' circa per arrivare ad oltre 73 km e circa 3500 D+. Mi alimento con difficoltà e bevo tantissimo tè caldo. Ritrovo Chervyakov e altre facce note come Jakub Hajek che se la ride. Decido di scaldarmi un pò e di tentare di aprire lo stomaco. Per farlo mi butto giù sulla sedia con la coperta, sotto lo sguardo stranito di mamma Salvetti e Michela (la morosa di Carlet). Mi riprendo, mi rifocillo un pò, scherzo un pò con il papà di Roby Mastrotto e riparto. Ho perso tante posizioni, fra cui anche quelle dei due amici trentini che mi hanno ripreso poco dopo il mio arrivo. Riparto convinto e subito dopo torno a correre, supero 3-4 atleti con facilità nel giro di mezz'ora, ma nel frattempo, saluto in corsa Carlo, che mi passa con gran passo (difficile che potesse essere uno della 100 miglia). Il tratto e tutto su carraia larga e sassosa. E tutta in salita, prima leggera e poi via via più arcigna, con tratti ben sopra il 10%. Sul tratto finale mi prende Roby Mastrotto, lo incito e ci salutiamo, intanto incalzo altri della mia gara. Dopo un tratto veloce fra una cima e l'altra, mentre scollino definitivamente l'ultimo tratto montano della gara, mi incrocia anche il terzo della 110, Tilen Potocnik, che saluto. Inizia ad intravedersi il crepuscolo e dopo aver detto il numero di pettorale alla volontaria in cima, mi butto giù a capofitto. Riprendo subito altri 2 della 100 miglia, praticamente fermi in discesa. Dopo un piccolo tratto brutto ed accidentato (ed anche fangoso), riparto nella mia rincorsa a Buzet, sul trattino asfaltato ne riprendo un altro. Sono ripartito dal ristoro di Trstenik dopo circa 11h50', vorrei esser giù per le 14h tonde. Sulla discesa pietrosa, ribecco Chervyakov in crisi mistica e poi ancora un lungo tratto di pianoro e saliscendi, che finisce passando la parte alta di Buzet (ma mancano ancora tanti km ahimè). Dopo un manipolo di case e superato un monumento ai caduti, mi butto giù in discesa dietro ad una proprietà privata. Sulla carraia, mentre sto curvando all'interno del boschetto, becco un atleta che era andato avanti e si è perso. Gli indico dove sono le indicazioni e proseguo. Nel lungo tratto in leggera salita, proseguiamo assieme. In mezzo un fuorviante borgo, che però è solo l'avvisaglia di essere nelle vicinanze di Pinguente (Buzet). Infatti poi ci re-immettiamo in bosco e continua il tratto in leggera salita, che finalmente finisce, dopo aver attraversato un morbido single track fangoso e il tutto porta ad una discesa pietrosa ripida. Sullo sfondo ecco Buzet!
Appena il tratto si fa più facile da correre innesto la marcia, per riavvicinarmi al tipo che avevo ripreso. Con le prime luci del mattino, in discesa superiamo la ferrovia e supero anche il compagno di quest'ultimo tratto, che sul piano e in salita corre e in discesa è piantato. Inizia una lunga carraia sassosa che cerco di tirare. Mi ritrovo dopo circa 13h50' alla fine della carraia, entro nel borgo a nord di Pinguente, saluto le persone che trovo in mezzo alle viuzze, che mi contraccambiano il saluto. Passo un punto di controllo ed ormai vedo la strada principale. Ecco il tratto a fianco del canale ed ecco, la strada che porta alla base vita. Sul dritto in leggera salita mi pianto un pochino dopo la tirata precedente. Ci sono. Passo alcune casette con cani chiassosi e poi all'incrocio mi butto dentro sul vialetto che da al palazzetto. 14h01' sono a Pinguente, dopo oltre 88 km e 4000 D+...
Ultima modifica di Ultra runner Naz 82 il 18 apr 2018, 13:24, modificato 1 volta in totale.
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da calcatreppola » 17 apr 2018, 17:49

e adesso dobbiamo aspettare altre 20 ore???? cribbio... spero di no
Meglio una lotta disperata che una disperazione senza lotta
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e soredut no sta nancje a pensa di fa une mp
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da oscar56 » 18 apr 2018, 8:47

Incredibile come ti ricordi tutto per filo e per segno, sembra di vedere un film!
5K 24'48 - 10K 52'40"- Mezza 1h57'45
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da fujiko » 19 apr 2018, 18:03

io non riesco a memorizzare nemmeno i passaggi di una 5K :mrgreen:
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da victor76 » 19 apr 2018, 18:14

perchè tu tiri troppo, Fujiko... devi correre più rilassata!
5 km: 21'20'' (4'16''/km) ---10 km: 43'54'' (4'23''/km)
21 km: 1h35'52'' (4'31''/km) --- 30 km: 2h39'18'' (5'17''/km)
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da fujiko » 19 apr 2018, 18:29

si certo, velocità siderali :lol:
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Re: [DIARIO] My endurance life - Vita di un Ultrarunner

Messaggio da Ultra runner Naz 82 » 19 apr 2018, 23:29

Ahahah Fujiko, ognuno ha le sue...te mentre corri potresti enunciare a memoria n articoli di codice civile :mrgreen:
Domani arriva la terza ed ultima parte. La parte più istriana, quella della gente. Stay tuned :wink:
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