Ho cominciato a correre da agosto dello scorso anno, in modo più continuativo (4 uscite la settimana) da novembre, utilizzando sempre il cardiofrequenzimetro.
Premetto che, avendo un soffio sistolico funzionale di lieve entità, ho già effettuato ecocardiogramma, elettrocardiogramma sotto sforzo e visita con medico sportivo per il rilascio del certificato medico per la pratica agonistica.
Il mio primo dubbio riguarda proprio la frequenza cardiaca, misurata a riposo (prima di alzarmi dal letto) è 62 bpm e visto che ho 43 anni la mia freq. cardiaca max dovrebbe essere compresa tra 184 e 188 (a seconda delle formule utilizzate).
Il problema è che come comincio a camminare veloce la frequenza sale a 160 bpm e come comincio a correre (7 min/km) schizza a 176/180 bpm, all'inizio tendevo a rallentare, non perchè fossi stanca o affannata (il respiro è regolare e riesco tranquillamente a sostenere uno scambio di brevi ma frequenti battute con un compagno), ma per paura.
Ora mio marito mi ha regalato il garmin 310xt e tendo a non tenere così sotto controllo la freq. ma visto che viene registrata la esamino solo a fine allenamento
La mia prima corsa competitiva è stata quella di Miguel (Roma, 20 gennaio) l'ho corsa tutta arrivando al traguardo relativamente riposata ma con una frequenza cardiaca che dopo i primi 15 minuti è salita sopra i 180 e lì è rimasta per 50 minuti consecutivi, arrivando ad un picco di 192 in prossimità del traguardo (forse anche per l'emozione!).
Parlando con altri runner, più esperti di me, mi è stato detto che forse quello è il mio limite tra freq. aerobica e anaerobica visto che corro da poco e sono una sedentaria pentita non avrei mai potuto correre 50 minuti così in prossimita della freq. max.
Voi cosa ne pensate? Volevo provare a fare il test Conconi su tapis roulant (anche se non ci ho mai corso) per cercare di mantenere il passo costante e gestire in modo semplice gli incrementi di velocità, qualche consiglio?
Grazie per la pazienza che avete dimostrato nel leggere questo lunghissimo post



