Gli infortuni del podista

Discussioni e domande sugli infortuni e sui metodi per superarli.

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Fatdaddy
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Gli infortuni del podista

Messaggio da Fatdaddy » 9 mar 2010, 9:17

Secondo un sondaggio proposto da Runnersworld.com su un campione di oltre mille runners che hanno subito un infortunio lo scorso anno, le patologie più diffuse sono:
i) Bandelletta ileotibiale 19,79%
ii) Ginocchio del corridore 17,99%
iii) Fascite plantare 14,63%
iv) Periostite ed altri problemi ai tibiali 13,68%
v) Tendinite dell'Achilleo 11,02%
vi) Problemi ai posteriori della coscia 10,50%
vii) Frattura da stress 6,80%
viii) Sindrome del piriforme 5,59%

Premesso che solo una visita specialistica (medico dello sport, traumatologo, fisioterapista…) è in grado di determinare l’esatta diagnosi dell’infortunio e suggerire il più appropriato trattamento curativo, cerchiamo di capire meglio cosa sono e come porvi rimedio.

Fonti:

- Runnersworld
- Albanesi.it
- Benessere.com
- Runners.it
- prorunning.it
- …
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Re: Gli infortuni del podista

Messaggio da Fatdaddy » 9 mar 2010, 9:19

Bandelletta ileotibiale
La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (Sbit) è un processo di tipo infiammatorio a carico della zona ileotibiale che è l'ultimo tratto della fascia femorale (o fascia lata), quella che riveste i muscoli superficiali della coscia; si manifesta con un dolore lateralmente al ginocchio (specie quando il ginocchio forma un arco di circa 30 gradi in flessione), a cui talvolta non si presta attenzione perché poco intenso. Col susseguirsi degli allenamenti, però, il dolore si aggrava, rendendo a un certo punto impossibile la corsa.

Le cause
È una sindrome da sovraccarico (ossia insorge quando hai esagerato con l’allenamento!) che colpisce la parte terminale di un muscolo situato lateralmente alla coscia, il tensore della fascia lata, che termina con una sorta di bandelletta posizionata lateralmente al ginocchio.
I fattori predisponenti sono generalmente:
- di natura anatomica: varismo del ginocchio, il varismo della tibia (ossia “gambe a parentesi”), la prominenza dell'epicondilo femorale laterale (con conseguente frizione dello stesso sul tendine), la dismetria degli arti inferiori e il piede tendente alla pronazione (ossia che cede eccessivamente all’interno in fase d’appoggio col terreno)
- di natura sportiva: corsa su fondo inclinato o irregolare, un chilometraggio eccessivo, una brusca modifica in eccesso dei carichi allenanti (tipici i casi del runner principiante che inizia a correre e brucia le tappe troppo in fretta e del podista che decide di allungare le distanze di corsa, per esempio dai 10000 m alla mezza maratona oppure da quest'ultima alla distanza di Filippide) o la scelta di lunghi circuiti che presentano un'eccessiva alternanza di salite e discese. Ultimo ma non meno importante il sovrappeso atletico.

Trattamento
La corsa va assolutamente interrotta e, purtroppo, in questo caso non è possibile conservare la forma dedicandosi a sport alternativi, in quanto qualsiasi movimento di flesso-estensione del ginocchio può generare frizione tra tendine e osso.
Il freddo è la prima terapia a cui fare ricorso. La borsa del ghiaccio va applicata subito dopo la corsa - gara o allenamento che sia - o appena arrivati a casa. Attenzione, però, a non tenerla più di 20 minuti! In quella zona c’è un nervo estremamente superficiale (lo sciatico popliteo esterno) che potrebbe restare danneggiato dall’uso prolungato del freddo. Subito dopo occorre programmare la visita da un medico specialista. È sbagliato ricorrere al fai da te senza avere a disposizione una diagnosi precisa.
Il problema si risolve generalmente in un periodo di tempo che varia dai 15 giorni a un mese, ma purtroppo esistono casi con guarigione più lenta.

Prevenzione
Lo stretching gioca un ruolo fondamentale nella cura e nella prevenzione della sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Torsione da seduti
Seduto a terra con la gamba sinistra distesa e la destra accavallata con il ginocchio verso il petto, ruota il busto, porta il gomito sinistro a contatto con il ginocchio della gamba destra e spingilo verso l’interno così da allungare la parte esterna della coscia. Mantieni la posizione per almeno 30 secondi senza bloccare la respirazione. Inverti la posizione per allungare l’altra parte.

Immagine

Salice piangente
In piedi, incrocia la gamba sinistra davanti alla destra, poi fletti il busto lateralmente verso sinistra e spingi il bacino verso destra, finché non senti allungare la muscolatura laterale del bacino. Per aumentare l’effetto puoi flettere il braccio destro verso sinistra. Per allungare l’altra parte inverti la posizione.

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Re: Gli infortuni del podista

Messaggio da Fatdaddy » 9 mar 2010, 9:22

Ginocchio del corridore
Uno degli eventi traumatici più frequenti che può colpire chi si dedica alla corsa è il ginocchio del corridore, conosciuto anche come trauma rotuleo o condromalacia della rotula. In sostanza, si tratta di un’irritazione della cartilagine rotulea dovuta al fatto che la parte inferiore della gamba subisce una intrarotazione tirando verso l’interno la rotula, mentre il quadricipite la spinge fuori. Questo provoca uno sfregamento della rotula contro il condilo (l’estremità articolare) laterale del femore che causa dolore. Dolore che compare appunto intorno alla rotula dopo essere stati seduti a lungo oppure scendendo le scale o facendo un percorso in discesa. Il trattamento previsto in questi casi è la correzione dei movimenti biomeccanici per evitare che l’infiammazione aumenti.

Cause
Come per la Sindrome della Bandelletta (in effetti molti siti, a torto o a ragione, accomunano le due patologie sotto un’unica voce..) le cause della condropatia rotulea sono da ricercarsi principalmente in motivazioni di natura anatomica (conformazione fisica) e/o sportiva (tipicamente il sovraccarico di allenamento, corsa su fondo inclinato o irregolare, il sovrappeso atletico…)

Trattamento
Il trattamento della condropatia rotulea dipende ovviamente dal grado di gravità della patologia; la prima mossa è quella del riposo che, nei casi più gravi, può addirittura essere anche assoluto. Altri interventi utilizzati sono la crioterapia e la fisioterapia.
Da notare che sostituire temporaneamente la corsa con sport alternativi come la bici può essere controproducente perché aumentano di numero le sollecitazioni sul ginocchio addirittura a gradi maggiori di flessione.
C’è una regola nel caso si sia alle prese con un dolore al ginocchio che in America viene definita con un acronimo: RICE. Spieghiamo il significato delle lettere: R sta per rest (riposo), I sta per ice (ghiaccio), C sta per compression (compressione) ed E sta per elevation (elevazione). In altri termini, bisogna subito mettere la zona a riposo e applicare del ghiaccio, che è un eccellente antinfiammatorio. A queste quattro regole si aggiunge la non meno importante (e forse più trascurata!) P di “Protection”, ovvero il saper vincere la tentazione di fare sforzi EVITANDO DEL TUTTO LA CORSA.

Prevenzione
Stretching mirato ed esercizi di potenziamento del quadricipite svolgono un ruolo fondamentale nell’ambito della prevenzione di questo tipo di infortunio.
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Re: Gli infortuni del podista

Messaggio da Fatdaddy » 9 mar 2010, 9:24

Fascite plantare
La fascite plantare è una patologia che riguarda i fasci fibrosi della pianta del piede. Si tratta di un disturbo molto comune per i runner che può avere cause e sintomi molto diversi: si tratta di un'infiammazione delle fibre che stanno sotto il piede; naturalmente molto spesse e resistenti, possono però essere soggette a stress insopportabili: il calcagno è infatti l'osso più grande del piede ed è anche quello maggiormente sollecitato.
A volte compare come un dolore acuto e intenso al centro del tallone, altre volte il dolore si origina al centro della pianta del piede e continua fino alle dita, altre volte ritorna "indietro" e risale fino alla gamba.

Cause
- caratteristiche anatomiche: ridotta estendibilità del tendine di Achille, piede piatto o cavo, sovrappeso (aggravato dal fatto che i ritmi di corsa sono spesso lenti con appoggio totale del piede e maggiore pressione)
- caratteristiche sportive: eccessiva sollecitazione del tallone, aumento del chilometraggio non supportato da opportuna preparazione, corsa lenta

Paradossalmente, un ritmo veloce e molto più impegnativo, avendo un tempo d'appoggio minore, sollecita meno il fascio plantare.

Trattamento
Anche nei casi meno dolorosi, trascurare la fascite plantare e continuare a correre può essere molto deleterio, in quanto questo tipo di patologia non regredisce certo spontaneamente e continuare la pratica dell'attività può solo far peggiorare il problema fino ad arrivare ai casi più dolorosi.
La fascite plantare si cura quasi sempre con il riposo, che deve essere assoluto (a volte anche pedalare in bici può essere doloroso e va evitato) per un periodo che va da sei settimane fino a tre quattro mesi nei casi più gravi.
La crioterapia può essere effettuata riempiendo una bottiglietta d’acqua da 500ml, congelandola e facendola rotolare sotto la pianta del piede per una decina di minuti.
Utile come trattamento curativo e preventivo lo stretching specifico ed il massaggio della pianta del piede con olio di arnica.

Prevenzione
Volendo parlare di prevenzione, si possono adottare alcune precauzioni: indossare scarpe che assicurino un'ammortizzazione efficiente del tallone, in modo che non sia sottoposto a stress eccessivo, dimensionare il chilometraggio settimanale in base all'effettivo grado di allenamento e non alla gara che si vorrebbe fare (ma per la quale non c'è una sufficiente preparazione), alternare le superfici di allenamento (evitando di correre esclusivamente su asfalto o pista), fare stretching con continuità, specie per il tendine d'Achille e, per le donne, evitare le scarpe con i tacchi alti oppure, non volendo rinunciarci, indossarle solo dopo l'allenamento (e non prima).
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Re: Gli infortuni del podista

Messaggio da Fatdaddy » 9 mar 2010, 9:24

Tendinite d’Achille

Tendine d’Achille
Accanto al termine tendinopatia a volte viene usato anche il termine "tendinosi" o "tendinite" anche se esistono comunque differenze significative tra questi termini.
- Tendinopatia: generica condizione clinica in cui è coinvolto il tendine (o le parti immediatamente adiacenti) che si presenta a seguito di un abuso di carico o di altre condizioni.
- Tendinosi: processo degenerativo che coinvolge il tendine.
- Tendinite: processo infiammatorio al peritenonio

Cause
Per i runner solitamente è l'eccessivo stress meccanico, a volte accoppiato a fattori congeniti (eccessiva pronazione del piede, supinazione ecc.), ma non si devono sottovalutare altre cause, per esempio quelle farmacologiche. Infatti l'eccessivo uso di corticosteroidi, di alcuni antibiotici e altri farmaci può causare tendinopatie anche in assenza di stress meccanico eccessivo.
Il dolore è generato in particolar modo da meccanismi biochimici intratendinei che coinvolgono i neurotrasmettitori e altre sostanze chimiche irritanti; questi possono essere associati al fenomeno infiammatorio della componente peritendinea che può, a sua volta, causare dolore.

Cura e prevenzione
L'elemento più importante è la tempestività, cioè prima si agisce e più rapidi sono i tempi di guarigione. Ai primi sintomi (dolore e fastidio) è opportuno intervenire con il ghiaccio ed eventualmente antinfiammatori (ma per non più di 2-3 giorni); se la patologia non scompare entro l'allenamento successivo è opportuno ricorrere a:
Riposo: nelle patologie più gravi può portare anche all’immobilità del piede per 6-10 settimane.
Stretching: La migliore prevenzione è fare stretching dei muscoli del polpaccio e del tendine d’Achille prima di fare sport. Se hai la tendenza alla tendinite evita di correre tanto in salita.
Uso di talloniera o di plantare: permette di mantenere leggermente sollevato il tendine durante le normali attività giornaliere. L'effetto è quello di ridurre il dolore al tendine durante il cammino riducendo la tensione a cui è sottoposto il tendine. L'inconveniente più comune è che un plantare sopraelevato posteriormente non si adatta benissimo alla scarpa, spesso causando a lungo termine borsiti da sfregamento.
Intervento medico (ortopedico sportivo)
Intervento fisioterapico
Esercizi eccentrici
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Re: Gli infortuni del podista

Messaggio da Fatdaddy » 9 mar 2010, 9:25

Problemi ai posteriori della coscia

Cause
Il dolore accusato a livello di questo muscolo può dipendere da vari fattori:
- Corsa su superfici dure (esempio: asfalto): i muscoli della coscia, sia anteriori che posteriori, operano un’azione di sostegno e ammortizzante durante l’esercizio della corsa, che se associata all’assorbimento di tutte le vibrazioni provocate dall’urto del piede al suolo, può portare ad affaticamento dei muscoli implicati in questa azione.
Il dolore che può essere accusato è un irrigidimento dei muscoli della coscia, avvertibile a volte più nella parte anteriore e a volte più nella parte posteriore a seconda dello stile di corsa (per dare un’idea più chiara, la sensazione di dolore si avvicina a quella provata il giorno dopo una corsa di qualche chilometro in discesa).
- Scarsa decontrazione e scarsa mobilità: È possibile che si accusino dolori ai muscoli posteriori della coscia durante periodi di allenamento per la corsa, in quanto sono fra i muscoli più impegnati in questo tipo di attività. Sono muscoli che vanno curati molto dal punto di vista della decontrazione che può essere perseguita con massaggi, con accorgimenti per mantenere questa parte del corpo sempre al caldo e con allungamento.

Cura
Il problema che si viene a creare è facilmente risolvibile, dato che sarà sufficiente effettuare le sedute di allenamento su superfici morbide come erba, sabbia o anche sulla pista di atletica (se non tutte le sedute, alcune effettuarle su superficie morbida).
Massaggi e stretching aiutano nella fase di cura e prevenzione: mantenere il muscolo alla sua lunghezza ottimale è necessario se si vuole conservare la capacità di sviluppare forza.

Prevenzione
Nell’ambito preventivo gli esercizi di potenziamento mirato la fanno da padroni: in palestra sono molto utili gli squat, gli stacchi da terra e le estensioni sulle punte; in allenamento si può ricorrere alle salite brevi, alla corsa balzata o ad esercizi di pliometria.
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Re: Gli infortuni del podista

Messaggio da Fatdaddy » 9 mar 2010, 9:25

Sindrome del piriforme

Il muscolo piriforme è un muscolo piuttosto sottile, inizialmente è appiattito e poi si trasforma in un ventre dalla forma rotondeggiante, posizionato sia all'interno che all'esterno della pelvi (regione anatomica costituita dalle ossa delle anche, dal sacro e dal coccige). Può essere soggetto a fenomeni ipertrofici e di irrigidimento, fenomeni che possono scatenare la cosiddetta sindrome del muscolo piriforme (o, più comunemente, sindrome del piriforme).

Sintomi e cause
La sindrome del muscolo piriforme è una patologia che provoca un dolore di tipo sciatalgico (alcuni autori la definiscono anche "falsa sciatalgia"). La sintomatologia causata da questa condizione può derivare dalla compressione del nervo sciatico contro l'arcata ossea del grande forame ischiatico o dalla strozzatura dello stesso nervo nel ventre del muscolo.
La causa più frequente sia di tipo traumatico; altre cause sono le dismetrie degli arti inferiori, le miositi del piriforme (infiammazioni muscolari), gli interventi chirurgici per l'anca.
Spesso si avverte dolore, talvolta accompagnato da parestesie, al tratto lombare, alla regione dei glutei, nelle zone posteriori della gamba e della coscia e anche alla pianta del piede; altri sintomi che possono comparire sono deficit di tipo motorio, riduzioni della sensibilità in alcune zone degli arti inferiori e gonfiore esteso nella zona che va dal sacro al gran trocantere.

Diagnosi
La diagnosi della sindrome del muscolo piriforme viene effettuata, di norma, attraverso un esame di tipo clinico; talvolta può essere necessario ricorrere a indagini supplementari (elettromiografia per valutare la conducibilità nervosa del nervo sciatico, TAC e risonanza magnetica).

Cura
Esistono diverse modalità di trattamento di questa patologia sia di tipo farmacologico sia di tipo fisico.
Le terapie fisiche consigliate sono gli ultrasuoni, i massaggi trasversali profondi e lo stretching, sono inoltre stati effettuati alcuni studi per valutare l'efficacia della tecarterapia nel trattamento della sindrome del piriforme. La ripresa dell'attività sportiva (o lavorativa) deve avvenire in modo graduale. Durante il periodo di trattamento può essere utile, nelle ore di sonno, posizionare un cuscino tra le ginocchia allo scopo di favorire il rilassamento del muscolo.
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