Gastone Breccia, "La fatica più bella"

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Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da ClaSco » 13 ago 2018, 7:25

Ciao a tutti,

vi segnalo questo bellissimo volume uscito qualche mese fa per Laterza.
L'autore, professore universitario di storia bizantina e amatore con tempi eccellenti, ha scritto un resoconto palpitante sulla maratona, alternando ricordi personali a rievocazioni di corse epiche.

Da leggere!

Immagine

Essere maratoneta è una fuga dal mondo nel mondo.
(Paolo Maccagno, "Lungo lento. Maratona e pratica del limite", Quodlibet, p. 67).
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phantomfh
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da phantomfh » 13 ago 2018, 8:20

Grazie ClaSco, me lo segno!
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da zeromaratone » 14 ago 2018, 19:49

Dal 2014:10 maratone Londra,Chicago, Berlino,New York, PB:Pisa16 3:59:15,+1 ultra;
Il mio nuovo libro: Il Passatore da zero https://tinyurl.com/yagnjave +Da 0 a 42: Preparare prima maratona https://tinyurl.com/ycn2sljz
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da poco82 » 18 ago 2018, 18:53

Zero non ho letto il libro ma ho letto la tua recensione ed una cosa non mi è chiara: quando dice "fermarsi prima che sia troppo tardi" cosa intende di preciso? Forse prima di farsi male o di star male tipo svenire vomitare o altro? Perché se è così credo che non abbia tutti i torti...
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da zeromaratone » 19 ago 2018, 14:49

No intende fermarsi quando vedi che non fai il tempo che ti aspetti...perchè hai sbagliato qualcosa (preparazione, alimentazione, approccio mentale alla gara).
Io vado a prendermi la medaglia di latta, un atleta anche se non professionista, preferisce ritirarsi per non infangare il tabellino
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da poco82 » 19 ago 2018, 15:28

Ok grazie ora è più chiaro :thumleft:
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da phantomfh » 19 ago 2018, 16:09

Non voglio fare polemica ma le cose non stanno così e sinceramente mi dispiace che non ci sia obiettività in queste situazioni perché il commento precedente mette in cattiva luce libro e autore. Soprattutto, scoraggia @poco82, e altri potenziali utenti interessati, ad approfondire con una eventuale lettura.
Siamo tutti adulti e un po' di pacatezza e un uso accorto dei termini non guasterebbe, anche quando si esprimono giudizi negativi.
Dato che non voglio entrare in gineprai difficilmente gestibili il mio consiglio è di leggere il libro e trarre ciascuno le proprie conclusioni.

A riprova che non sto parlando a casaccio riporto testualmente dal libro (che sto finendo ora di leggere):

<<(...) Continuare a correre quando la scorta di glicogeno disponibile nei muscoli e nel fegato è prossima all’esaurimento, consumata troppo presto per gli errori cui ho fatto cenno, significa sottoporre il fisico a uno stress eccessivo. I muscoli sono costretti ad «autodistruggersi» per produrre energia – è il processo noto come catabolismo muscolare – innescando un circolo vizioso che non lascia possibilità di recupero, perché le fibre danneggiate ne riducono l’elasticità, facendo ulteriormente peggiorare la già compromessa azione di corsa. Questo senza contare ciò che accade ad altri organi, che devono lavorare in condizioni di estrema difficoltà. Quando diminuisce in maniera critica il glicogeno disponibile per l’attività cerebrale, il sistema nervoso invia ordini tassativi, ormai quasi disperati, per interrompere lo sforzo e preservare quel minimo di lucidità necessaria a sopravvivere: qualcuno ce la fa anche in quel caso a insistere, a non smettere di correre, dando prova di una determinazione quasi sovrumana, ma con una efficienza a quel punto ridotta davvero al minimo. (...)>>

Faccio anche notare che l'autore parla di ritiro a metà gara (se la sofferenza è "sbagliata", l'autore parla anche di sofferenza "giusta" con cui si deve continuare) e comunque sempre prima del km 28.

Chiudo dicendo che capisco che ci siano punti di vista molto diversi sulla maratona. Magari quello di Breccia non è giusto per tutti, ma se volete scoprirlo leggete il libro e non affidatevi a opinioni di altri. Nemmeno lo stralcio che ho riportato dà un quadro completo del pensiero di Breccia, il capitolo sul libro è lungo e complesso.
Chi è curioso legga il libro, poi potrà anche non essere d'accordo con l'autore (e ci mancherebbe che non fosse così).
Per quanto mi riguarda, il libro merita assolutamente di essere letto e ringrazio @ClaSco per la segnalazione.
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da zeromaratone » 19 ago 2018, 16:54

Ma infatti caro #phantom specifico che tra me e Breccia c'è un abisso.
Chiaro che uno si può trovare su una sponda o sull'altra non è una questione di parzialità.
E' un libro quello di Breccia, che sta a metà strada tra il tecnico (anche se non spiega niente che non si sappia già) e il diario personale (senza che spieghi chi è il Breccia maratoneta e anche professore universitario). Io l'ho trovato incompiuto in questo. Mi sarebbe piaciuto capire di più di Breccia e di maratona e invece no! Sembra un saggio universitario.

Nel mio caso, poi si parte subito da che sono uno zero..
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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da ClaSco » 19 ago 2018, 18:18

Concordo con phantomfh: evviva la discordanza di opinioni, ma liquidare lo stralcio da lui (phantomfh) citato affermando che Breccia, nel suo libro, "intende fermarsi quando vedi che non fai il tempo che ti aspetti" (parole di zeromaratone) equivale a fornire un'interpretazione assai superficiale e, in fondo, errata.

Cito anche io una frase del libro, che mi è particolarmente piaciuta: "Non basta finirla. Lo dico subito: se c'è una cosa che mi irrita, una delle poche, è sentire un maratoneta - o un aspirante tale - che dice ad alta voce «non mi importa quanto ci metto, a me basta arrivare in fondo». Allora prenditi una domenica libera e vai a fare una lunga passeggiata, mi viene voglia di rispondere. La maratona non basta finirla: pensare una cosa del genere significa privare la gara del suo fascino, e togliere a ogni maratoneta, dal più forte al più debole, la dignità dello sforzo compiuto, che dura alcuni mesi e si sublima in alcune ore. Ma non in un numero qualsiasi di ore. La magia della maratona è lo strano e in parte casuale equilibrio tra velocità e distanza: perché è una gara che consente a tutti, anche agli amatori, di sperimentare quella difficilissima ma splendida tensione tra intensità e durata dello sforzo, tra efficienza del gesto atletico e possibilità di replicarlo nel tempo."

L'ho sempre pensato anch'io, e per questo non sopporto chi si maschera per una maratona o dice: "Voglio solo arrivare in fondo". Si tratta di alibi, si tratta della paura di mettersi alla prova. Stefano Baldini ha inventato un bellissimo ossimoro: "La maratona è una grande impresa alla portata di tutti". Alla portata di tutti, sì: ma una grande impresa.
Concludo dicendo che a ottobre presenterò il libro di Breccia dalle mie parti, e ne sono molto felice. Per me resta l'unico testo in lingua italiana, assieme a quello di Maccagno (da cui ho tolto la citazione che leggete in calce), che indaghi la maratona come percorso di avvicinamento al limite.
Con ciò, buone corse a tutti! :beer:

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Re: Gastone Breccia, "La fatica più bella"

Messaggio da phantomfh » 22 ago 2018, 13:42

Ho finito oggi la lettura, alcune mie considerazioni...
Non è un libro tecnico, lo dichiara lo stesso autore quindi non avrebbe senso aspettarsi qualcosa di diverso. Ha invece molto del diario personale, con alcuni momenti molto toccanti. Non capisco invece come si possa dire che è un saggio universitario... forse avrò seguito l'università sbagliata :wink:
Ne consiglio sicuramente la lettura.
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