Per la cronaca di questa trasferta olandese devo tornare a 12 mesi fa, quando chiudevo in bellezza la maratona di Roma in 2.52.47 e il mio coach mi diceva “in una maratona più veloce possiamo alzare l’asticella”. Non ci penso un attimo e mi iscrivo alla maratona di Rotterdam, gara che a differenza di Berlino si prepara nei primi tre mesi dell’anno con temperature decisamente più fresche (io soffro particolarmente il caldo). La preparazione scorre settimana dopo settimana in maniera splendida fino a quando arrivano una serie di intoppi. Nel lunghissimo di Rieti sono costretto a fermarmi dopo 22 km per problemi allo stomaco. La settimana dopo provo a ripetere il lunghissimo sulla ciclabile romana ma dopo 22 km mi si blocca il polpaccio sinistro. Temo il peggio e mi affido alle mani sante del mio fisioterapista. 5 giorni di stop assoluto sono una vera agonia per chi ha superato la soglia di 1000 km in 10 settimane, poi due sedute di ipertermia, un massaggio ad hoc e un test favorevole. Ricomincio a correre ma ormai sono nell’ultima settimana di preparazione, posso solo scaricare e il lunghissimo sarò costretto a farlo direttamente in maratona.
Arrivo con l'amico Yuri a Rotterdam il sabato dopo pranzo e la città è già in festa. Andiamo a ritirare il pettorale in un Expo organizzato in maniera impeccabile. Come sempre mi brillano gli occhi nel vedere le macchine organizzative degli eventi sportivi all’estero. Cena in compagnia degli amici del forum e risate a crepapelle per i bizzarri tentativi di farci fare la foto di gruppo da parte di un goffo signore olandese.
Capitolo clima. Tutti sanno che il vero pericolo in terra olandese è il vento che ieri invece è stato leggero. Ma mai avrei immaginato che proprio il 9 aprile 2017 doveva capitarmi il primo e unico giorno di estate olandese. 13 gradi in partenza, 20 gradi all’arrivo, sole accecante del nord Europa e nemmeno una nuvola. E siccome la maratona parte alle 10 comincio ad elencare tutti i santi.
Ormai ci siamo, entro in griglia e aspetto lo sparo del cannone. Una sorta di Albano olandese canta a squarciagola “You'll never walk alone”, inno dei tifosi del Feyenoord oltre che dei più famosi inglesi di Liverpool. La gente è letteralmente impazzita. Finalmente lo start e si comincia. I primi km cerco di correre “facile” anche se il tifo del pubblico rischia di farti strafare, errore imperdonabile in maratona. Il livello atletico di Rotterdam è molto alto e siamo in tanti a correre ad un passo di 4’ al km. Il percorso non è mai noioso, ci sono numerosi gruppi che suonano e in tanti urlano il tuo nome dopo averlo letto sul pettorale. Passaggio alla mezza in 1.24.33 e gambe leggere. Purtroppo il caldo comincia a farsi sentire e sono costretto ad affiancarmi a tutti i ristori per bere piccoli sorsi d’acqua e per usufruire degli spugnaggi. Alla fine questi accorgimenti risulteranno fondamentali. Passo al 30° km in 2.00.27 e mi sento ancora abbastanza tonico. Ad un certo punto, dopo una sorta di rave all’aperto lungo il percorso, vedo passare i primi elite dall’altra parte della strada e mi accorgo che in molti sono in crisi. Il caldo sta mietendo vittime e comincio a vedere diversi stop forzati tra runners con i crampi o disidratati.
Al 35° km comincio a soffrire parecchio anche io il caldo, le gambe diventano più pesanti e per 3 interminabili km rallento di poco e temo il peggio. Il mio gruppetto è composto da un brasiliano, un tedesco e un giapponese (sembra una barzelletta) e ci aiutiamo a vicenda. Al 38° km il tifo diventa assordante e mi si riaccende la luce. Ritorno a correre a 4’al km, anzi sento che sto accelerando. Ho staccato il mio gruppo e continuo a superare runners in difficoltà. Al 40° km cerco di fare calcoli per cercare di stare sotto le 2 ore e 50 ma ormai non sono più lucido. Vedo la scritta dell’ultimo km e parto come un pazzo. Solo alla fine mi renderò conto di averlo corso a 3.36 al km!!!
Arrivo urlando sulla finish line in 2.49.29 e lo speaker mi chiama “crazy italian”. Abbraccio tutti quelli che ho intorno, mi mettono al collo la splendida e meritata medaglia e mi dirigo verso la zona massaggi. Ho le gambe dure come legni, ma sono troppo felice per sentire qualsiasi dolore.
Più tardi scoprirò di essermi classificato addirittura come 10° italiano.
In questa trasferta olandese é stato un piacere conoscere amici forumendoli. In molti hanno avuto problemi ma non demordete, vi rifarete con gli interessi.