volevo raccontare la mia storia.
Più che "storie di corsa", la definirei la mia storia con Corsa.
Ci siamo conosciuti nel 2014 e ho subito avvertito una certa attrazione.
Inizialmente ci sono andato prudente, ma la primavera del 2015, con quel clima mite, natura in fiore ecc. mi ha fatto perdere la testa.
Andavo spesso a trovarla, ma sopratutto sempre di fretta - mi lasciava costantemente senza fiato!
Poi, complice alcune persone che affermavano di conoscerla bene, mi sono convertito ad un approccio molto più soft nei ritmi.
Fu agrodolce: da un lato, riuscivo a parlarci benissmo finalmente, senza dover prendere fiato tra una frase e l'altra; dall'altro però la nostra storia non evolveva (o lo faceva talmente piano da non poterlo apprezzare), non migliorava, come avrei voluto. Sono arrivate le prime delusioni: arrivai scoppiato ad Ostia, lei mi aspettava già da oltre 100 minuti, che era il tempo massimo che le avevo promesso! Fu la prima volta che inutii che non ero fatto per lei. Cmq, fece finta di niente e anzi stranamente (anche subdolamente) mi disse che mi aspettava a Roma, tre settimane dopo, per fare un giro di 42km! Non riuscii a dirle di no, che non ero minimamente preparato - quel giro pensavo l'avremmo fatto l'anno dopo! Terrorizzato che potessi non finire questo tour, senza preparazione, andai piano piano e funzionò: certo ha dovuto pazientare, ma in 4 ore abbiamo fatto il giro di tutta Roma!
Ah, com'ero innamorato - fantasticavo che avremmo rifatto quel giro altre volte insieme e perdendo sempre meno tempo.
Ma non successe.
Già mi fece un sacco di storie l'estate perchè un mese non lo passai con lei. Poi in Autunno una forte riinite e l'influenza a inizio 2017 mi impedirono di vederla e anziché preoccuparsi per me, si arrabbiò e si fece più difficile, era come tornare indietro di tot caselle al gioco dell'oca. Sembrava che la deludessi, nonostante il mio amore.
Allora le giurai che ci avrei provato, a dare una svolta alla nostra storia. Abbandonai i consigli di andarci "soft" e mi misi sotto di brutto. Andavo a trovarla spessissimo, a volte ripetutamente nella stessa giornata. Giocavamo a Fartlek. Questa volta volevo stupirla, con un Volo a Ciampino. Promisi che in max 45min sarei arrivato e così fu. Sembrava felice finalmente e pure io. Invece fu l'epilogo, il canto del cigno. Quella bravata, per quanto lì per lì piena di soddisfazioni, portò ad una infiammazione del tendine del perone.
Inizialmente strinsi i denti e provai, vedendola meno. Ma era chiaro che era insoddisfatta, delusa.
Mi disse che era meglio che ci lasciavamo. Aveva ragione, era una esigente una da tutto o niente. Ed ero d'accordo: amici, mai.
Fu doloroso. All'inizio pensai di tornare da lei, a chiederle se voleva raggiungermi in bici in piscina per una nuotata, ma poi lasciai stare. Dopo qualche mese, sono riuscito a non pensarci più molto, a lei. Corpo e testa dimenticano soprendentemente presto.
Mi rimangono i ricordi agrodolci, la testardaggine che in un universo parallelo stiamo insieme, felici colmi di soddisfazioni. Ma non sono più così ingenuo da dimenticare quanto è stata egocentrica ed esigente. E logorante, aggiungo rispensandoci: sempre lì a darle tutto per anni senza accorgermi che mi faceva soffrire. Mi fiaccava, nel corpo e forse anche nell'animo. E poi quel tarlo, sempre lì ad insinuare che non ero fatto per lei. No, così non poteva durare.
L'avevo detto, no? Una storia finita. Male.