il discorso secondo me è molto semplice. Come dice Roberto, correre l'abbiamo fatto tutti (chi più, chi meno) e da bambini nessuno si preoccupava più di tanto di A3, tapis roulant, prove d'appoggio, video, eccetera. Lo si faceva e basta.
Grazie all'incoscienza infantile tutti abbiamo imparato a deambulare: magari qualcuno è risultato più efficiente e ha vinto i 10.000 alle Olimpiadi, qualcun altro fatica ad attraversare la strada.
Chi frequenta il forum ha in qualche misura passione, o interesse, per la corsa. Questa passione nasce per vari motivi, e porta insospettabili geometri e avvocati a sbuffare come mantici in giro per i vicoli più bui delle città: spesso, questi disgraziati corrono indossando tute di amianto che promettono magrezza e scarpe di dubbia provenienza, quasi sempre Decathlon. Escludiamoli dal novero dei runners per ovvi motivi.
C'è una prima quota di utenti (pochi, in verità): runners di fatto, gente che corre per passione e capacità superiori alla media della popolazione. Sono i kamikaze della corsa, ma equivalenti sono diffusi in tutte le discipline sportive: non importa il dolore, l'importante è la prestazione. Sono persone che non conoscono l'istinto di autoconservazione, e pur di ottenere risultati agonistici importanti rinunciano per sempre alla salute, fisica e mentale. Si tratta comunque di individui che vivono una vita separata, quasi monacale, corrono in luoghi segreti e non si preoccupano di mode e tendenze: quello che dà la maggiore prestazione è ciò che essi desiderano, e usano.
C'è poi la quota più ampia dell'utenza, quella ambitissima dai produttori di materiali: i sedicenti "corridori veri", categoria entro cui si auto-annoverano tutti quelli armati di attrezzatura costosa, indipendentemente da prestazioni e talento. Mi sono comprato le scarpe da 300 € perchè sono il nuovo modello con ammortizzazione incrementata del 6% rispetto a quello che avevo comprato 15 gg fa? Certo! DOVEVO farlo perchè io sono un RUNNER, baby. Indosso tutine aderenti di colori sgargianti pagate una cifra tale che ho dovuto nascondere gli scontrini alla moglie? Non sono una drag queen, tesoro, sono un RUNNER. E CHE runner. Questi fenomeni (parzialmente descritti qui: http://www.youtube.com/watch?v=nGojEyYBmwc) ammorbano e deturpano il paesaggio urbano (mica la campagna, che lì nessuno li vedrebbe), soprattutto durante la stagione primaverile-estiva (di solito, pre-prova costume).
L'evoluzione, che è saggia, li ricompensa con un terrificante rosario di acciacchi: tendiniti, borsiti, infiammazioni, contratture, fasciti plantari, condropatie, impotenza. La vendetta di Madre Natura è tremenda, ma essi non demordono: se il ginocchio ha ceduto, via con il tutore: se la fascia plantare è infiammata, via con le scarpe nuovo modello super-ammortizzato col gel per capelli e l'intersuola in brodo di pollo ristretto. E' una lotta senza tregua, e le multinazionali si fregano le mani.
Fra questi personaggi, i peggiori in assoluto sono quelli che, a fronte di sforzi immensi e anni di allenamento, sono riusciti a correre una (spesso, proprio solo una) maratona in meno di 6 ore. La prestazione li rende creature epiche entro la comunità, e proprio per questo loro ruolo essi dispensano parole di fuoco per chi non segue ogni loro diktat, soprattutto per ciò che riguarda l'attrezzatura (che, ovviamente, considerano parte integrante delle loro straordinarie prestazioni). Poichè tali soggetti sono normalmente perseguitati dalle tipiche magagne del corridore "gommato", il resto della popolazione li osanna alla stregua di eroi feriti in battaglia, considerando chi (come gli scalzisti) non soffre di tendinite cronica, o riesce ancora a correre senza piangere, a mo' di disertore che non sa cosa significa davvero correre.
C'è poi un'ultima, piccola quota di poveri scemi che si sono posti qualche dubbio. Si tratta di rappresentanti di un'umanità reietta, poco collaborativa col mercato (non cambia scarpe ogni tre mesi, anzi a volte non le compra proprio, e non usa tutine antigravità) e che cerca di trovare un minimo di equilibrio nelle cose. Questi aborigeni della civiltà ricordano quando, da marmocchi, correvano senza scarpe per km e non per questo arrivava l'invasione di locuste e la pioggia di sangue mandate da nostro Signore. Ricordano anche la fatica fatta da quest'ultimo per inventarsi quel capolavoro che è l'arto inferiore umano, costruito per funzionare senza la presenza di gommoni a corredo. Ricordano pure i danni che questi gommoni hanno arrecato all'umanità, e a loro stessi in particolare (anche perchè, in caso contrario, non avrebbero abbandonato le scarpe tradizionali).
Nelle prime fasi, questi soggetti soffrono di diversi problemi sociali:
primo, essi sono malvisti da chiunque, quasi sempre per un diabolico processo di invidia. Il resto della popolazione (soprattutto chi ha investito milioni di euro in scarpe ammortizzate) li guarda con schifo augurando loro ogni più spaventoso guaio muscolo-scheletrico. le donne, in particolare, dall'alto dei loro sabot e di zeppe architettoniche sputano dosi incredibili di veleno.
secondo, sono afflitti da Sindrome di Stoccolma. Per i neofiti o gli aspiranti, stimolati da problemi fisici al passaggio al minimalismo, l'abbandono delle scarpe tradizionali (che li ha quasi ridotti alla sedia a rotelle) viene vissuto come un tradimento nei confronti di un amico fraterno. Questa sofferenza viene di solito aumentata dai commenti delle solite sirene industriali, che come cura per gli acciacchi promettono ogni tre giorni la soluzione davvero miracolosa, ovviamente fatta di soffice (e costosissima) gomma.
terzo, l'immagine. Il passaggio a scarpe minimaliste o allo scalzismo cambia l'immagine che si da (e si ha) di sè. Cambia la camminata, il modo di correre, e quindi tutta la nostra figura viene messa in discussione. Si diventa un po' dei cani sciolti e si attira l'attenzione (in senso negativo), e questo può diventare un deterrente: per molti, meglio essere certamente ridicoli in gruppo piuttosto che rischiare di sembrarlo da soli. L'effetto branco, insomma.
quarto, problema prestazionale. Comune il terrore di non riuscire più ad avere le stesse prestazioni di prima, con le tradizionali. Ma dico: correte la maratona in due ore? Siete a posto con gambe e schiena? Allora rimanete con le vostre scarpe. Il minimalismo non è la strada per andare più veloci. E' la strada per andare MEGLIO, con PIU' DIVERTIMENTO, SENZA ACCIACCHI, e con MENO FATICA. Chi pensa alla prestazione non si pone il problema, l'ho detto sopra: usa quello che lo fa andare più svelto, scarpe o no.
Nel concreto, il passaggio è secondo me al 70% psicologico e al 30% fisico. Leggo spesso di persone incuriosite ma che si fanno un sacco di paranoie, a dimostrazione che il problema non è nelle gambe ma nella testa.
Io ho provato casualmente, a 41 anni e con mal di schiena cronico, e mi sono trovato bene: ho ricominciato a correre volentieri e il mal di schiena è sparito. Ho avuto certo qualche rognetta, a causa di una transizione troppo "allegra" (colpa mia al 100%), ma tutto si è risolto con un po' di riposo; il bilancio costi-benefici è infinitamente favorevole. Ora corro anche due volte al giorno senza alcun problema, non sono ancora al 100% (patisco un po' di metatarsalgia al piede destro), ma di tornare alle scarpe non se ne parla. Semplicemente, ho PROVATO e ho VERIFICATO (empiricamente, non per via del forum) che scalzo o con le FF sto e corro meglio. La forma della corsa è qualcosa che si impara da soli, gambe e piedi ti avvisano subito se stai facendo qualcosa che non va; io un paio di volte ho fatto orecchie da mercante, come succedeva con le A3, ma con le FF non la fai franca.
Dice bene Roberto: toglietevi le scarpe e i calzini, andate su una superficie liscia ma dura e provate a correre. Non serve un maestro, lo sapete fare benissimo da soli: si chiama ISTINTO. Quello stesso istinto che anni di scarpe hanno cercato di farvi scordare, ma che meritate di riscoprire perchè ne vale la pena. Se poi la cosa non vi garba, il ritorno alle tradizionali non è un problema.
E' incredibile vedere come il minimalismo sia vissuto come una pericolosa tendenza eversiva, tutti a sospettare, a fare dietrologia, a chiedersi cosa c'è sotto, dove sta il trucco, cosa ci si guadagna, se si va più o meno forte. E alla fine il 90% manco ci prova...
Per chiudere lo sproloquio, qualche semplice domanda per gli scettici:
QUANTI DI VOI SI SONO MAI POSTI IL PROBLEMA DI ESSERE O MENO IN GRADO DI CORRERE, QUANDO AVETE INIZIATO CON LE SCARPE TRADIZIONALI?
QUANTI SONO ANDATI DAL MEDICO PRIMA DI INIZIARE A CORRERE, PER VERIFICARE SE LA VOSTRA CAMMINATA E POSTURE ERANO ADEGUATE?
QUANTI, INIZIANDO CON LE SCARPE TRADIZIONALI, SI SONO CHIESTI SE SAREBBERO STATI IN GRADO DI CORRERE CON UNA PRESTAZIONE ADEGUATA, E HANNO PER QUESTO PENSATO SERIAMENTE DI RINUNCIARE?
Se vi sembrano domande assurde, confrontatele con i precedenti post di questo thread.
Ciao
L