Puntata n.31:
Riflessioni di un obenner.
Dopo quella di Domenica, anche la sessione di ieri è saltata per il maltempo (strano a dirsi ma qui c'è la neve

); non mi rimane altro quindi che chiudere l'anno con qualche pensiero in libertà.
Da quel Venerdì 16 Maggio al 26 Dicembre ho percorso 647 chilometri e questo mi appare incredibile se penso a come ansimavo quando dovevo salire a piedi le scale di soli due piani.
Ho iniziato a correre che pesavo 110 Kg (ma sono partito da 118 quando sono andato in palestra) e ho raggiunto i 96 ma adesso, causa feste e sessioni saltate, credo di essere sui 98 (poco male, recupererò prossimamente).
L'evoluzione dell'andatura, la distanza media percorsa e altri dati squisitamente numerici non li menziono nemmeno perché oltre ad essere di interesse nullo, non rendono l'idea di quello che realmente ha rappresentato la corsa per il cambiamento del mio stile di vita.
Ho iniziato a cambiare nel momento in cui ho compreso di dover fare qualcosa: non bisogna mai parlare di cambiare (da domani mi metto a dieta, da lunedì inizio a fare sport, etc.) ma si cambia senza preavviso e poi, eventualmente, s'inizia a parlarne...
Ho dovuto affrontare tanti ostacoli, in primis il pudore o, per meglio dire, la vergogna di andare a "correre" all'aperto con una panza smisurata, con una pesantezza radicata e con un fiato che durava poco meno di un chilometro, totalmente convinto che tutti i runner guardassero solo ed esclusivamente me e la mia disarmante goffaggine.
Ricordo quando, timidamente, misi piede all'interno del negozio per acquistare il mio primo paio di scarpe da running: come facevo a dire che volevo correre quando il mio fisico faceva ridere anche i polli (meno male che il commesso, runner di esperienza, fu gentilissimo e non mi fece pesare assolutamente la mia impresentabile condizione fisica)???
Ricordo ancora quando, ai primi di giugno, in Villa, fui apostrofato da un ragazzino e una ragazzina (forse non erano nemmeno maggiorenni) che, vedendomi ansimare fortemente, cercarono di aiutarmi psicologicamente con un "ma che minchia corri a fare?" ridendo apertamente; non fu piacevole ricevere quell'incitamento ma, paradossalmente, quell'evento mi diede la giusta dose di rabbia e determinazione per non perdermi d'animo e darci dentro con tutto l'impegno possibile.
Ricordo le immani fatiche per cercare, invano, di non fermarmi dopo meno di 2 chilometri, ricordo il senso di incosciente pazzia quando, per la prima volta, oltrepassai il cancello della Favorita per buttarmi nella discesa di Mondello senza rendermi conto di cosa avrei dovuto affrontare al ritorno.
Ricordo i continui andare al passo quando il corpo non ne può più, quando sai di poter avanzare ancora per un centinaio di metri ma sei cosciente che questo non aggiunge o toglie nulla alla tua fatica.
Ricordo la spiacevole situazione di rimanere senza acqua, in estate, quando ancora si è lontani dal punto di arrivo, ricordo la palese sensazione di essere un folle ladro in fuga quando iniziai a correre, una mattina, quando il Sole non era ancora sorto (ma che ci faccio qui, ma sono totalmente impazzito?), quando la strada era deserta, senza macchine, con le sole luci dei lampioni a farmi compagnia.
Ricordo, con un sottile brivido, i lancinanti dolori agli arti inferiori subito dopo le mie prime uscite, il non poter camminare eppure doversi alzare per andare al lavoro cercando, in maniera goffa, di mascherare la propria incapacità a deambulare per non fare trasparire il tutto ai colleghi; il tornare dalle sessioni senza avere la forza di reggersi in piedi eppure dover farsi la doccia ed essere subito attivo e pimpante per badare alla piccola di casa che fa faticare molto più della corsa stessa.
Ricordo le intime soddisfazioni di quando si migliora un PB, di quando si riesce a terminare una salita senza fermarsi, di quando ci si rende conto che le tue condizioni di salute stanno migliorando, aldilà di qualunque discussione tecnica o di filosofia di allenamento.
Ricordo, con orgoglio, quando ho acquistato i pantaloni di 3 taglie inferiori, da quando da "blob" sto iniziando ad avere un minimo di forma corporale umana.
Ricordo, con meraviglia e stupore, di quando mi sono messo a piangere come un bambino, in macchina, appena terminati i miei primi 21,1 Km.
Ricordo, lo sforzo di volontà quando le mattine, nei weekend, devo necessariamente uscire e svolgere la sessione: Dio quanto mi piacerebbe rimanere a casa!
Ricordo il senso di libertà quando corro nei sentieri, battuti e ribattuti, decine e decine di volte eppure sempre così affascinanti e appaganti.
Ricordo lo stress con cui sfidavo me stesso ad ogni sessione, non è così che potevo andare avanti e, anche se in ritardo, sono riuscito a comprenderlo e a mettere in atto le dovute modifiche alla mia attività podistica.
Continuamente ricordo a me stesso che sono sempre un obeso e che, molto probabilmente, la guerra non avrà mai tregua e mai terminerà: sono cosciente di questo ma non per questo mi rassegno e mi abbandono; finché le forze me lo consentiranno cercherò sempre di stare in movimento e di bruciare e anche se non diventerò mai un normopeso farò in modo di avvicinarmi il più possibile.
Il viaggio è giunto al termine della prima tappa e ancora tante sono quelle da svolgere; per l'anno seguente mi posso porre tanti propositi ma, molto onestamente, a me basterebbe onorarne soltanto uno: che riesca a mantenere costante la volontà, la determinazione e soprattutto l'abnegazione per continuare ad andare avanti anche l'anno prossimo senza mai fermarmi o buttare al vento tutti gli sforzi e tutti i progressi che ho fatto nell'anno in corso.
Sinceri auguri di un sereno e proficuo 2015 a tutto il forum e, in particolare, a chi mi ha seguito fin dai primi post di questo diario.