Infatti
[Diario] Road to UltraTrail
Moderatori: grantuking, HappyFra, Doriano, victor76
-
Bbagghins
- Aspirante Ultramaratoneta
- Messaggi: 777
- Iscritto il: 30 nov 2019, 22:10
-
Beppogo
- Top Runner
- Messaggi: 7462
- Iscritto il: 27 mar 2019, 9:16
- Località: Lugano
Re: [Diario] Road to UltraTrail
Cavoli un odissea nevosa, aspettiamo il seguito, posso comunque già dire che io mi sarei già ritirato per molto meno 
La corsa si chiama sempre corsa; indipendentemente dalla velocità in min al km
-
offriends
Donatore
- Aspirante Ultramaratoneta
- Messaggi: 641
- Iscritto il: 1 set 2009, 15:28
- Località: Courmayeur (Ao)
Re: [Diario] Road to UltraTrail
Ovviamente la lunga...mi piacciono le sfide impossibili!
---------
Aloha
Aloha
-
victor76
Donatore
- Moderatore
- Messaggi: 13717
- Iscritto il: 5 mag 2010, 17:57
- Località: Cosenza
Re: [Diario] Road to UltraTrail
STORIA DI UN SICURO RITIRO MANCATO
Non appena imbocco lo stretto sentiero nel fitto bosco capisco che sarà molto dura: non vedo tracce di alcun passaggio di scarpe tra la neve, se non qualche leggera impronta di ciaspola e di sci. Sono quindi il primo che passa da qui senza attrezzature ai piedi. Fino a Fallistro, ossia la prossima strada e qualche casa in prossimità del percorso, mi aspettano circa 10 km di cammino che non sarebbero tanti se non fosse che procedo con una media di 15-25 minuti a chilometro.
Solo il pensiero di tutto questo tempo da passare immerso con le gambe nella neve mi fa andare in crisi di testa. Guardo spesso l'orologio ma ogni volta vedo che sono avanzato solo di qualche decina di metri. Avere qualche altro atleta nelle vicinanze mi aiuterebbe a divagare un po' con la mente ma non vedo e sento nessuno nel silenzio della notte. Continuo a bere e provo a mangiare la seconda barretta energetica, ma non riesco ad ingoiarla, tant'è che alla fine mi arrendo e la rimetto nella tasca dello zaino. E soprattutto ho le dita dei piedi completamente congelate. Prima le sentivo fredde, poi doloranti e poi inizio a non sentirmele più neanche quando provo a muoverle. Nonostante le ghette, nel movimento continuo di entrare ed uscire dalla neve, un po' di essa penetra nella scarpa. E comunque lo stesso sudore del piede mi si è gelato addosso perchè i piedi sono ormai da ore immersi nella neve. Capisco che così non ce la potrò mai fare ad arrivare al traguardo e ogni tanto mi fermo non appena individuo qualche piccola chiazza sotto gli alberi senza neve, in modo da almeno tenere i piedi meno esposti al freddo contatto col ghiaccio. E così decido nella mia testa di ritirarmi, anche se per farlo devo arrivare alla zona di Fallistro comunque perchè non vedo come mi possano venire a prendere in quello stretto sentiero in mezzo al nulla (e invece poi ho scoperto che i soccorsi hanno fatto diversi interventi con le motoslitte...). Già penso a come dirlo alla mia famiglia, ai miei amici reali e virtuali, ai colleghi... so già che loro capiranno la mia scelta, visto che già prima non capivano come io potessi affrontare una sfida simile. Ma quello che non mi va giù del ritiro è come farlo accettare a me stesso. Non mi sono mai ritirato in vita mia e porto sempre tutti miei impegni fino in fondo. Perchè stavolta non ha funzionato? Ok, con le ciaspole sarebbe stato diverso, ma sapevo della possibilità che potessero servire e me le avrei potute noleggiare e portare dietro ugualmente. Ho sottovaluto il troppo tempo con i piedi nella neve, convinto che con le scarpe in GTX e le calze invernali sarei riuscito a sopportare tutto ciò. Non riesco a capacitarme dell'idea di aver fallito. E in mezzo a questi pensieri continuo a proseguire a passo di lumaca.
Anche quando il percorso inizia a scendere continuo ad andare lentamente perchè in discesa i miei piedi sprofondano ancora di più, così all'ennesima piccola zona di terreno scoperto mi fermo di nuovo e ricomincio a muovere le dita dei piedi nella speranza di non incorrere in qualche guaio serio. Non so questo quando è accaduto esattamente, direi tra il 25° e il 26° km. Comunque ad un certo punto vedo una luce in lontananza che scende verso la mia direzione. Dopo qualche minuto arriva Davide, il ragazzo che avevo incontrato nella prima salita, anche lui senza ciaspole ma con i bastoni. Beh, ho potuto vedere con i miei occhi la differenza di sprofondamento nella neve tra lo scaricare una parte del peso sui bastoni e non averli affatto come il sottoscritto.
Spiego a Davide l'accaduto e mi dice che anche lui ha i piedi freddi, ma non gelati. Mi dice che lo scorso anno aveva fatto la gara ma che con la neve di quest'anno viaggiava con un paio d'ore di ritardo. Poi mi spinge a proseguire con lui e inizia a fare strada. Finalmente che ho qualcuno davanti e delle impronte nella neve in cui mettere i miei piedi già mi fa sentire meglio. Inoltre, lui mi dice anche che il Rifugio di Fallistro è operativo (non so perchè io nel regolamento questo neanche l'avevo letto) e che lì c'è quindi un posto caldo ad aspettarci.
Così andiamo avanti sempre lentamente ma parlando il tempo passa più in fretta e la fatica si sente di meno. Ci alterniamo davanti a fare strada, finchè uno con gli sci non ci sorpassa in discesa. Ma anche se lentamente andiamo avanti, io coi piedi sempre congelati e con l'idea in testa di ritirami a Fallistro. Intorno al 30° km sbagliamo anche strada: l'insegna Fallistro dice di andare a destra, mentre c'è una specie di fettuccia a sinistra. Dopo una decina di minuti di indecisione, proviamo a seguire la fettuccia ma dopo circa 300 metri ogni traccia umana sparisce lasciando solo neve vergine davanti ai nostri occhi. Così torniamo indietro e all'incrocio prendiamo il sentiero indicato dell'insegna.
Al 32° km raggiungiamo il fiume Neto, che dobbiamo guadare per forza. Gli altri piccoli torrenti incontrati fino ad allora eravamo riusciti ad attraversari saltando di pietra in pietra. Io ho dietro due buste di plastica che il regolamento diceva di portare per questi casi, mentre Davide le ha dimenticate. Gli dico che passerò per primo io e che gli lancerò poi le buste dall'altra parte. Così indosse le buste, le lego e inizio ad attraversare. Il contatto indiretto con l'acqua gelida e con quel poco che è comunque entrato nella busta è devastante sui miei piedi gelati. Arrivato dall'altra parte, metto le buste una nell'altra, ci inserisco una pietra e dico a Davide di illuminarmi un punto vicino a lui perchè se le lancio al buio rischio di tirargliele in testa. Non so come ma il lancio avviene in maniera perfetta, mentre io ero convintissimo che le avevo tirate in acqua. Così attendo Davide che fa la mia stessa procedura. Arrivato dall'altra parte anche lui, raccogliamo le buste e iniziamo a salire verso la vicinissima strada, che abbiamo individuato prima per effetto di una macchina che vi era passata.
Quando giungiamo sulla strada asfaltata (che dura sole poche centinaia di metri) non ci sembra vero non trovare neve. Incrociamo un'auto dei carabinieri che proviene dal rifugio e finalmente lo raggiungiamo anche noi (siamo a circa 33 km e quasi 8h 30 di gara).
Non appena entro mi trovo davanti Pippo, l'organizzatore della gara, e gli dico subito che non ho intenzione di ripartire per le condizioni dei miei piedi.
Nel rifugio troviamo ogni ben di Dio già pronto per noi: vassoi di prosciutto crudo, capocollo, soppressata e ogni altra specialità culinaria calabrese, dolce e salata. Così ordiniamo alla ragazza del rifugio un paio di tè caldi e andiamo a sederci vicino al fuoco. Togliamo scarpe e calze e attendiamo che i nostri piedi recuperino un po' di calore, mentre io mi mangio pane e capocollo a volontà e credo 6-7 pezzi di torta al cioccolato. Restiamo al rifugio credo 30-40'e vediamo tanti atleti raggiungerci e ripartire prima di noi da lì. Poi ad un certo punto decidiamo di rimetterci in marcia (e si, lo decido anche io, con la stessa mia enorme sorpresa). Resta un problema: ok che abbiamo i piedi asciutti e le calze di ricambio, ma non appena rimettiamo i piedi nelle scarpe siamo di nuovo inzuppati.
Così mi viene l'idea di mettere nelle scarpe gli scaldini, che però non ho mai usato prima. Apro la confezione e attendo un po' che si attivino senza esito. Sulla confezione c'era scritto che si sarebbero attivati dopo 20 minuti ma non volendo attendere oltre, me ne infilo uno per ogni scarpa, sotto i piedi, e riparto. Hanno un certo spessore e sono certo che mi provocheranno qualche vescica, ma tutto è più sopportabile di congelarmi di nuovo i piedi.
Non appena imbocco lo stretto sentiero nel fitto bosco capisco che sarà molto dura: non vedo tracce di alcun passaggio di scarpe tra la neve, se non qualche leggera impronta di ciaspola e di sci. Sono quindi il primo che passa da qui senza attrezzature ai piedi. Fino a Fallistro, ossia la prossima strada e qualche casa in prossimità del percorso, mi aspettano circa 10 km di cammino che non sarebbero tanti se non fosse che procedo con una media di 15-25 minuti a chilometro.
Solo il pensiero di tutto questo tempo da passare immerso con le gambe nella neve mi fa andare in crisi di testa. Guardo spesso l'orologio ma ogni volta vedo che sono avanzato solo di qualche decina di metri. Avere qualche altro atleta nelle vicinanze mi aiuterebbe a divagare un po' con la mente ma non vedo e sento nessuno nel silenzio della notte. Continuo a bere e provo a mangiare la seconda barretta energetica, ma non riesco ad ingoiarla, tant'è che alla fine mi arrendo e la rimetto nella tasca dello zaino. E soprattutto ho le dita dei piedi completamente congelate. Prima le sentivo fredde, poi doloranti e poi inizio a non sentirmele più neanche quando provo a muoverle. Nonostante le ghette, nel movimento continuo di entrare ed uscire dalla neve, un po' di essa penetra nella scarpa. E comunque lo stesso sudore del piede mi si è gelato addosso perchè i piedi sono ormai da ore immersi nella neve. Capisco che così non ce la potrò mai fare ad arrivare al traguardo e ogni tanto mi fermo non appena individuo qualche piccola chiazza sotto gli alberi senza neve, in modo da almeno tenere i piedi meno esposti al freddo contatto col ghiaccio. E così decido nella mia testa di ritirarmi, anche se per farlo devo arrivare alla zona di Fallistro comunque perchè non vedo come mi possano venire a prendere in quello stretto sentiero in mezzo al nulla (e invece poi ho scoperto che i soccorsi hanno fatto diversi interventi con le motoslitte...). Già penso a come dirlo alla mia famiglia, ai miei amici reali e virtuali, ai colleghi... so già che loro capiranno la mia scelta, visto che già prima non capivano come io potessi affrontare una sfida simile. Ma quello che non mi va giù del ritiro è come farlo accettare a me stesso. Non mi sono mai ritirato in vita mia e porto sempre tutti miei impegni fino in fondo. Perchè stavolta non ha funzionato? Ok, con le ciaspole sarebbe stato diverso, ma sapevo della possibilità che potessero servire e me le avrei potute noleggiare e portare dietro ugualmente. Ho sottovaluto il troppo tempo con i piedi nella neve, convinto che con le scarpe in GTX e le calze invernali sarei riuscito a sopportare tutto ciò. Non riesco a capacitarme dell'idea di aver fallito. E in mezzo a questi pensieri continuo a proseguire a passo di lumaca.
Anche quando il percorso inizia a scendere continuo ad andare lentamente perchè in discesa i miei piedi sprofondano ancora di più, così all'ennesima piccola zona di terreno scoperto mi fermo di nuovo e ricomincio a muovere le dita dei piedi nella speranza di non incorrere in qualche guaio serio. Non so questo quando è accaduto esattamente, direi tra il 25° e il 26° km. Comunque ad un certo punto vedo una luce in lontananza che scende verso la mia direzione. Dopo qualche minuto arriva Davide, il ragazzo che avevo incontrato nella prima salita, anche lui senza ciaspole ma con i bastoni. Beh, ho potuto vedere con i miei occhi la differenza di sprofondamento nella neve tra lo scaricare una parte del peso sui bastoni e non averli affatto come il sottoscritto.
Spiego a Davide l'accaduto e mi dice che anche lui ha i piedi freddi, ma non gelati. Mi dice che lo scorso anno aveva fatto la gara ma che con la neve di quest'anno viaggiava con un paio d'ore di ritardo. Poi mi spinge a proseguire con lui e inizia a fare strada. Finalmente che ho qualcuno davanti e delle impronte nella neve in cui mettere i miei piedi già mi fa sentire meglio. Inoltre, lui mi dice anche che il Rifugio di Fallistro è operativo (non so perchè io nel regolamento questo neanche l'avevo letto) e che lì c'è quindi un posto caldo ad aspettarci.
Così andiamo avanti sempre lentamente ma parlando il tempo passa più in fretta e la fatica si sente di meno. Ci alterniamo davanti a fare strada, finchè uno con gli sci non ci sorpassa in discesa. Ma anche se lentamente andiamo avanti, io coi piedi sempre congelati e con l'idea in testa di ritirami a Fallistro. Intorno al 30° km sbagliamo anche strada: l'insegna Fallistro dice di andare a destra, mentre c'è una specie di fettuccia a sinistra. Dopo una decina di minuti di indecisione, proviamo a seguire la fettuccia ma dopo circa 300 metri ogni traccia umana sparisce lasciando solo neve vergine davanti ai nostri occhi. Così torniamo indietro e all'incrocio prendiamo il sentiero indicato dell'insegna.
Al 32° km raggiungiamo il fiume Neto, che dobbiamo guadare per forza. Gli altri piccoli torrenti incontrati fino ad allora eravamo riusciti ad attraversari saltando di pietra in pietra. Io ho dietro due buste di plastica che il regolamento diceva di portare per questi casi, mentre Davide le ha dimenticate. Gli dico che passerò per primo io e che gli lancerò poi le buste dall'altra parte. Così indosse le buste, le lego e inizio ad attraversare. Il contatto indiretto con l'acqua gelida e con quel poco che è comunque entrato nella busta è devastante sui miei piedi gelati. Arrivato dall'altra parte, metto le buste una nell'altra, ci inserisco una pietra e dico a Davide di illuminarmi un punto vicino a lui perchè se le lancio al buio rischio di tirargliele in testa. Non so come ma il lancio avviene in maniera perfetta, mentre io ero convintissimo che le avevo tirate in acqua. Così attendo Davide che fa la mia stessa procedura. Arrivato dall'altra parte anche lui, raccogliamo le buste e iniziamo a salire verso la vicinissima strada, che abbiamo individuato prima per effetto di una macchina che vi era passata.
Quando giungiamo sulla strada asfaltata (che dura sole poche centinaia di metri) non ci sembra vero non trovare neve. Incrociamo un'auto dei carabinieri che proviene dal rifugio e finalmente lo raggiungiamo anche noi (siamo a circa 33 km e quasi 8h 30 di gara).
Non appena entro mi trovo davanti Pippo, l'organizzatore della gara, e gli dico subito che non ho intenzione di ripartire per le condizioni dei miei piedi.
Nel rifugio troviamo ogni ben di Dio già pronto per noi: vassoi di prosciutto crudo, capocollo, soppressata e ogni altra specialità culinaria calabrese, dolce e salata. Così ordiniamo alla ragazza del rifugio un paio di tè caldi e andiamo a sederci vicino al fuoco. Togliamo scarpe e calze e attendiamo che i nostri piedi recuperino un po' di calore, mentre io mi mangio pane e capocollo a volontà e credo 6-7 pezzi di torta al cioccolato. Restiamo al rifugio credo 30-40'e vediamo tanti atleti raggiungerci e ripartire prima di noi da lì. Poi ad un certo punto decidiamo di rimetterci in marcia (e si, lo decido anche io, con la stessa mia enorme sorpresa). Resta un problema: ok che abbiamo i piedi asciutti e le calze di ricambio, ma non appena rimettiamo i piedi nelle scarpe siamo di nuovo inzuppati.
Così mi viene l'idea di mettere nelle scarpe gli scaldini, che però non ho mai usato prima. Apro la confezione e attendo un po' che si attivino senza esito. Sulla confezione c'era scritto che si sarebbero attivati dopo 20 minuti ma non volendo attendere oltre, me ne infilo uno per ogni scarpa, sotto i piedi, e riparto. Hanno un certo spessore e sono certo che mi provocheranno qualche vescica, ma tutto è più sopportabile di congelarmi di nuovo i piedi.
-
victor76
Donatore
- Moderatore
- Messaggi: 13717
- Iscritto il: 5 mag 2010, 17:57
- Località: Cosenza
Re: [Diario] Road to UltraTrail
OK, ci sono... finalmente sono riuscito a terminare l'odissea silana
Buona lettura!
LE ULTIME FATICHE
Uscito dal rifugio avverto di nuovo lo sbalzo termico tra il piacevole tepore del fuoco all'interno e il freddo esterno. L'organizzatore Pippo prima di uscire ci dice che con un paio d'ore dovremmo percorrere i circa 10 km rimasti e arrivare a destinazione, ma non ne è sicuro perchè ancora da questo tratto nessun concorrente è ancora passato fino a giungere al traguardo.
Trovandoci poco sopra i 1.400m slm e quindi al punto più basso del percorso, partenza/arrivo esclusi, il sentiero che imbocchiamo subito è ampio e senza neve. Iniziamo quindi ad avanzare velocemente e ci riscaldiamo subito. Davanti e dietro a noi ci sono in tutto altri 5-6 atleti, quindi non siamo più soli a proseguire sul tracciato.
Mi accorgo che la mia frontale non illumina più come prima. Ho quella di riserva e le batterie nello zaino, ma non ho voglia di fermarmi a sostituirla. Ad accorgermene prima l'avrei fatto con calma nel rifugio. Decido che per il momento mi farò bastare la luce che fa.
Dopo poche centinaia di metri la neve ricomincia a coprire tutto il sentiero e siamo di nuovo nella neve che, man man che avanziamo e aumentiamo di quota, aumenta il suo spessore.
Non riesco a capire se gli scaldini stanno facendo effetto o meno, ma sentendo i piedi solo freddi e non gelati proseguo tranquillamente. L'altro vantaggio è dato poi dal fatto che coloro i quali al rifugio ci hanno oltrepassato, hanno lasciato impronte nella neve in cui posso mettere i piedi, diminuendo la fatica di sprofondare e disincastrare il piede nella neve ad ogni passo.
Si prosegue nel fitto bosco e con rare indicazioni sul tracciato, ma siamo un bel gruppetto e con le tracce degli orologi riusciamo a proseguire sulla via corretta anche quando abbiamo qualche dubbio su quale direzione prendere.
Quando tutto sembra andare per il verso giusto, proprio mentre sto per l'ennesima volta sollevando dalla neve la gamba destra, ecco che mi arriva un crampo al bicipite femorale. Sono di nuovo nei guai. Dovermi fermare adesso mi sa di beffa perchè dopo aver superato la parte difficile ritenevo che ormai il traguardo fosse ampiamente alla mia portata. E invece ad ogni passo devo fare attenzione al modo in cui sollevo la gamba, devo farlo lentamente e col piede inclinato in un certo modo per far si che il dolore resti controllabile. Ma un paio di volte perdo l'equilibrio e il crampo irrompe con tutta la sua irruenza, bloccandomi il muscolo e facendomi sentire un dolore tanto forte che mi fa perdere l'equilibro e cadere nella neve.
Per non so quanto tempo e chilometri tengo la mano destra a comprimere quella zona e sento che in questo modo il rischio di fitte forti diminuisce. Davide mi offre più volte i suoi bastoncini per darmi supporto alla gamba, ma io rifiuto sempre perchè non mi sembra giusto privare lui dell'attrezzatura che si è portato dietro.
Intorno al 35° km guardo l'orologio per verificare la traccia e mi accorgo che è spento. Dopo 9h 49' di onorato servizio la batteria è andata. E io che pensavo che il power bank non mi sarebbe servito e l'ho lasciato in macchina... vabbè, tanto siamo in gruppo, non mi perderò di sicuro.
La parte di salita è terminata e ora che ci sono molti tratti in discesa o comunque salite brevi, sento che il problema crampo sia rientrato.
Arrivati ad un certo punto vediamo che gli atleti davanti a noi lasciano il sentiero che piega verso sinistra per dirigersi fuori pista sulla destra. Chiediamo lumi e ci dicono che la traccia porta da lì. Non avendo io possibilità di verificare gli vado dietro e così fanno Davide e gli altri ragazzi che ci seguono.
Dopo ripide salite, alberi caduti, rami fitti, buche e altre avversità, finalmente ci ricongiungiamo al percorso corretto. Se quella era una scorciatoia, di sicuro ci ha fatto più perdere energie e tempo che recuperarne.
Ma passato questo tratto, capisco che è davvero finita. Si inizia a scendere sempre più e in alcuni tratti, seppur brevi, addirittura non c'è neanche neve. Sento che potrei anche correre, ma non voglio rischiare di risvegliare il mio crampo, così proseghiamo in 5: io, Davide, una coppia pugliese e un altro atleta che però poi allunga e lo perdiamo di vista.
Quando arrivamo sulla strada asfaltata e sgombra di neve di Camigliatello mi sembra un miracolo, dopo tutto quello che è accaduto nella notte. Sono circa le 6 e ormai il cielo è in fase di albeggiamento. Cade anche qualche goccia di pioggia.
Il giro in Camigliatello per raggiungere il traguardo dall'altro verso rispetto a cui siamo partiti è veramente contorto. Per fortuna i ragazzi con me lo hanno fatto già nell'edizione precedente, altrimenti per me sarebbe impossibile da orientarmi in mezzo a tutti quegli incroci e cambi di direzione. Dopo l'attraversamento di un parco giochi e una ripidissima quanto breve salitina, sbuchiamo sulla strada asfaltata che finalmente riconosco, perchè poco più sotto vi è parcheggiata la mia auto. E' la stradina che dalla via principale porta alla Stazione di posta NDUT.
Facciamo un paio di curve, l'ultima gradinata coperta di neve e siamo davanti alla stazione e al gonfiabile della partenza. Non c'è nessuno ad aspettarci all'aperto, com'è giusto che sia, così ci facciamo le foto finali di rito ed entriamo nel rifugio a comunicare il tempo di arrivo e firmare il foglio dei finisher. Siamo arrivati al traguardo dopo 11h 15' e circa 42 km, perchè anche alla traccia di Davide che segna oltre 41 km manca quasi un km iniziale in cui il suo orologio forse non ha trovato il segnale. Guardando la classifica degli atleti arrivati, a parte i primi due (sci e ciaspole) che sono arrivati 1h e mezza prima di noi, gli altri 12 atleti ci hanno preceduto tutti nel raggio di soli 20'. Il mio gruppetto si piazza quindi al 15° posto, su 98 atleti partiti e 51 giunti al traguardo.
Che dire di questa gara: ecco, già non riesco a definarla come gara, perchè la competizione è solo verso se stessi, cercando di portare a casa la pelle. E' un'incredibile avventura che inevitabilmente mi vedrà ai nastri di partenza negli anni seguenti.
L'organizzazione ha forse qualche pecca, perchè sicuramente il suggerimento di utilizzare le ciaspole sarebbe stato ben gradito (ma siccome molti concorrenti le avevano, siamo stati noi altri in torto a non portarle).
Quando si organizzano eventi di questo genere, dove più volte viene ribadito che si necessita di una certa esperienza in condizioni estreme in montagna e di autosufficienza, c'è poco da aggiungere. Chi si iscrive deve saper valutare a cosa va incontro e andare preparato a riguardo.
THE END
Buona lettura!
LE ULTIME FATICHE
Uscito dal rifugio avverto di nuovo lo sbalzo termico tra il piacevole tepore del fuoco all'interno e il freddo esterno. L'organizzatore Pippo prima di uscire ci dice che con un paio d'ore dovremmo percorrere i circa 10 km rimasti e arrivare a destinazione, ma non ne è sicuro perchè ancora da questo tratto nessun concorrente è ancora passato fino a giungere al traguardo.
Trovandoci poco sopra i 1.400m slm e quindi al punto più basso del percorso, partenza/arrivo esclusi, il sentiero che imbocchiamo subito è ampio e senza neve. Iniziamo quindi ad avanzare velocemente e ci riscaldiamo subito. Davanti e dietro a noi ci sono in tutto altri 5-6 atleti, quindi non siamo più soli a proseguire sul tracciato.
Mi accorgo che la mia frontale non illumina più come prima. Ho quella di riserva e le batterie nello zaino, ma non ho voglia di fermarmi a sostituirla. Ad accorgermene prima l'avrei fatto con calma nel rifugio. Decido che per il momento mi farò bastare la luce che fa.
Dopo poche centinaia di metri la neve ricomincia a coprire tutto il sentiero e siamo di nuovo nella neve che, man man che avanziamo e aumentiamo di quota, aumenta il suo spessore.
Non riesco a capire se gli scaldini stanno facendo effetto o meno, ma sentendo i piedi solo freddi e non gelati proseguo tranquillamente. L'altro vantaggio è dato poi dal fatto che coloro i quali al rifugio ci hanno oltrepassato, hanno lasciato impronte nella neve in cui posso mettere i piedi, diminuendo la fatica di sprofondare e disincastrare il piede nella neve ad ogni passo.
Si prosegue nel fitto bosco e con rare indicazioni sul tracciato, ma siamo un bel gruppetto e con le tracce degli orologi riusciamo a proseguire sulla via corretta anche quando abbiamo qualche dubbio su quale direzione prendere.
Quando tutto sembra andare per il verso giusto, proprio mentre sto per l'ennesima volta sollevando dalla neve la gamba destra, ecco che mi arriva un crampo al bicipite femorale. Sono di nuovo nei guai. Dovermi fermare adesso mi sa di beffa perchè dopo aver superato la parte difficile ritenevo che ormai il traguardo fosse ampiamente alla mia portata. E invece ad ogni passo devo fare attenzione al modo in cui sollevo la gamba, devo farlo lentamente e col piede inclinato in un certo modo per far si che il dolore resti controllabile. Ma un paio di volte perdo l'equilibrio e il crampo irrompe con tutta la sua irruenza, bloccandomi il muscolo e facendomi sentire un dolore tanto forte che mi fa perdere l'equilibro e cadere nella neve.
Per non so quanto tempo e chilometri tengo la mano destra a comprimere quella zona e sento che in questo modo il rischio di fitte forti diminuisce. Davide mi offre più volte i suoi bastoncini per darmi supporto alla gamba, ma io rifiuto sempre perchè non mi sembra giusto privare lui dell'attrezzatura che si è portato dietro.
Intorno al 35° km guardo l'orologio per verificare la traccia e mi accorgo che è spento. Dopo 9h 49' di onorato servizio la batteria è andata. E io che pensavo che il power bank non mi sarebbe servito e l'ho lasciato in macchina... vabbè, tanto siamo in gruppo, non mi perderò di sicuro.
La parte di salita è terminata e ora che ci sono molti tratti in discesa o comunque salite brevi, sento che il problema crampo sia rientrato.
Arrivati ad un certo punto vediamo che gli atleti davanti a noi lasciano il sentiero che piega verso sinistra per dirigersi fuori pista sulla destra. Chiediamo lumi e ci dicono che la traccia porta da lì. Non avendo io possibilità di verificare gli vado dietro e così fanno Davide e gli altri ragazzi che ci seguono.
Dopo ripide salite, alberi caduti, rami fitti, buche e altre avversità, finalmente ci ricongiungiamo al percorso corretto. Se quella era una scorciatoia, di sicuro ci ha fatto più perdere energie e tempo che recuperarne.
Ma passato questo tratto, capisco che è davvero finita. Si inizia a scendere sempre più e in alcuni tratti, seppur brevi, addirittura non c'è neanche neve. Sento che potrei anche correre, ma non voglio rischiare di risvegliare il mio crampo, così proseghiamo in 5: io, Davide, una coppia pugliese e un altro atleta che però poi allunga e lo perdiamo di vista.
Quando arrivamo sulla strada asfaltata e sgombra di neve di Camigliatello mi sembra un miracolo, dopo tutto quello che è accaduto nella notte. Sono circa le 6 e ormai il cielo è in fase di albeggiamento. Cade anche qualche goccia di pioggia.
Il giro in Camigliatello per raggiungere il traguardo dall'altro verso rispetto a cui siamo partiti è veramente contorto. Per fortuna i ragazzi con me lo hanno fatto già nell'edizione precedente, altrimenti per me sarebbe impossibile da orientarmi in mezzo a tutti quegli incroci e cambi di direzione. Dopo l'attraversamento di un parco giochi e una ripidissima quanto breve salitina, sbuchiamo sulla strada asfaltata che finalmente riconosco, perchè poco più sotto vi è parcheggiata la mia auto. E' la stradina che dalla via principale porta alla Stazione di posta NDUT.
Facciamo un paio di curve, l'ultima gradinata coperta di neve e siamo davanti alla stazione e al gonfiabile della partenza. Non c'è nessuno ad aspettarci all'aperto, com'è giusto che sia, così ci facciamo le foto finali di rito ed entriamo nel rifugio a comunicare il tempo di arrivo e firmare il foglio dei finisher. Siamo arrivati al traguardo dopo 11h 15' e circa 42 km, perchè anche alla traccia di Davide che segna oltre 41 km manca quasi un km iniziale in cui il suo orologio forse non ha trovato il segnale. Guardando la classifica degli atleti arrivati, a parte i primi due (sci e ciaspole) che sono arrivati 1h e mezza prima di noi, gli altri 12 atleti ci hanno preceduto tutti nel raggio di soli 20'. Il mio gruppetto si piazza quindi al 15° posto, su 98 atleti partiti e 51 giunti al traguardo.
Che dire di questa gara: ecco, già non riesco a definarla come gara, perchè la competizione è solo verso se stessi, cercando di portare a casa la pelle. E' un'incredibile avventura che inevitabilmente mi vedrà ai nastri di partenza negli anni seguenti.
L'organizzazione ha forse qualche pecca, perchè sicuramente il suggerimento di utilizzare le ciaspole sarebbe stato ben gradito (ma siccome molti concorrenti le avevano, siamo stati noi altri in torto a non portarle).
Quando si organizzano eventi di questo genere, dove più volte viene ribadito che si necessita di una certa esperienza in condizioni estreme in montagna e di autosufficienza, c'è poco da aggiungere. Chi si iscrive deve saper valutare a cosa va incontro e andare preparato a riguardo.
THE END
-
victor76
Donatore
- Moderatore
- Messaggi: 13717
- Iscritto il: 5 mag 2010, 17:57
- Località: Cosenza
-
mimmo68
Donatore
- Aspirante Maratoneta
- Messaggi: 216
- Iscritto il: 15 mag 2011, 17:14
Re: [Diario] Road to UltraTrail
Bellissimo racconto. Mi viene il mal di Sila. Se colpirà ancora al cuore tornerò presto. Mi solletica l'idea di andare oltre gli 80 k. Ancora tanti complimenti 
-
victor76
Donatore
- Moderatore
- Messaggi: 13717
- Iscritto il: 5 mag 2010, 17:57
- Località: Cosenza
Re: [Diario] Road to UltraTrail
Ti ringrazio, Mimmo! Speriamo di vederci il prossimo anno allora! 
-
Bbagghins
- Aspirante Ultramaratoneta
- Messaggi: 777
- Iscritto il: 30 nov 2019, 22:10
Re: [Diario] Road to UltraTrail
Grande! Complimenti vivissimi!
-
Beppogo
- Top Runner
- Messaggi: 7462
- Iscritto il: 27 mar 2019, 9:16
- Località: Lugano
Re: [Diario] Road to UltraTrail
Cavoli che “avventura” ! Bravissimo @victor76 grande prova di resistenza 
La corsa si chiama sempre corsa; indipendentemente dalla velocità in min al km

