I motivi penso che siano principalmente due. Per primo, l'atletica ha sempre privilegiato la pista sulla strada e la velocita' sulla resistenza, mentre il ciclismo (ad eccezione dell'Italia che ha trascurato la pista col risultato prevedibile) li ha sempre considerato paritetici ed in buona parte complementari. Per secondo, la corsa si presta piu' della bici alla misurazione tramite velocita', mentre il ciclismo che soffre tutti gli incogniti dovuti alla resistenza dell'aria ha cercato e trovato la misurazione della potenza, prima indirettamente attraverso i tempi in salita e poi' direttamente attraverso sistemi basati su sensori di forza. Concordo con te che le metodologie moderne del ciclismo sono piu' semplice da attuare e molto efficaci, almeno per quanto concerne l'allenamento del sistema cardio-vascolare. Certo che adattarle alla corsa richiede un occhio attento ai dati del cardio incrociati con i ritmi oltre che attenzione a non eccedere nella durata dell'allenamento lento (sfruttando anche le possibilita' di cross-training con sport aerobici meno traumatici come ciclismo, nuoto e scifondo).iRoma2009 ha scritto: Quale è il motivo di trascurare l'allenamento in zona nel podismo e preferire ritmi etc? Il salto di qualità l'ho fatto con lavori in Z senza Fc con W. Forse perchè nel "fai da te" non è semplice strutturare una preparazione del genere? Quali pros and cons ci sono nel podismo in queste diverse tipologie di allenamento?
Ti chiedo anche a te, quanto aiuta a migliorare alternare la pista e la strada?
Piu' che alternare pista e strada io consiglio di alternare pista e fuoristrada, con la strada come male inevitabile da minimizzare fuori gara. Ma certo che almeno una sessione in pista alla settimana sarebbe utile persino all' ultra-maratoneta