Nessuno deve permettersi di giudicare il comportamento altrui e decidere, per gli altri, cosa sia dignitoso o meno.
Per quel che mi riguarda io ho fatto considerazioni unicamente sulla mia persona, sul mio carattere e sul mio modo di giudicarmi e sul perché non voglia gareggiare (anche se alcuni colleghi rompono affinché m'iscriva ad una corsa)!
Non sono mai stato un "collezionista" di medaglie da partecipazione ma, ai miei tempi, gareggiavo perché, di fatto, i miei tempi erano da podio, da vittoria o comunque da primi posti (purtroppo l'atletica in pista funziona così, non è come la corsa su strada).
Solo 2 volte presi la medaglia di partecipazione (Targa Olimpica 1983 e Comunali campestre 1982) perché il mio allenatore mi obbligò a partecipare nonostante fossi un velocista (in entrambe le gare al primo giro ero in testa e poi, regolarmente, scoppiavo piazzandomi al trentesimo/quarantesimo posto
Concludendo: ritengo la gara come un esame tendente alla conferma di quanto/come si sia lavorato proficuamente durante il periodo precedente ma non la ritengo essere la "prova del nove"; una gara la si può sbagliare per mille motivi (da motivi psicologici a fisici fino ad indisposizioni varie) mentre un allenamento di mesi non può essere cancellato in un solo giorno; ecco perché ritengo che sarebbe necessario allenarsi per poter partecipare con un certo criterio anziché buttarsi allo sbaraglio e tentare di arrivare prima ancora che tolgano il gonfiabile del traguardo...
